
Il ceo global intervistato nella prima giornata del Mia. Sui diritti: «È basilare che restino ai produttori. Senza diritti le società restano sottocapitalizzate e non possono reinvestire»
«Dobbiamo sicuramente aumentare il nostro catalogo se vogliamo veramente andare dall’altra parte dell’oceano e competere con quelli che ci sono là. Ma è un’operazione nelle nostre possibilità e che vedo all’orizzonte nei prossimi anni». Marco Bassetti indica la prossima frontiera di Banijay, società di produzione di successi televisivi mondiali come “Peaky Blinders”, “Black Mirror”, “Masterchef”, “Survivor” che guida a livello global. La sfida è quella di misurarsi con i grandi gruppi americani sul loro terreno. Bassetti, uno dei personaggi chiave dell’audiovisivo a livello mondiale, non annuncia acquisizioni né fissa una scadenza. Ma traccia una rotta che passa dalla proprietà dei contenuti, dalla solidità finanziaria e da un modello capace di generare ricavi anche fuori dalla televisione.
Intervistato da Marco Chimenz – ex co-ceo di Cattleya e ora Strategic Consultant della 12ª edizione del Mia Mercato Internazionale Audiovisivodurante – il ceo global di Banijay snocciola ambizioni e ostacoli.
«Oggi non abbiamo una physical production negli Stati Uniti, abbiamo visto altri colleghi nostri competitor andare via con le ossa rotte». Bassetti non sottovaluta il rischio di investire nella produzione sul territorio americano: «È un’impresa non facile». Ma vede uno spazio da esplorare in un mercato che alimenta una parte determinante della spesa mondiale in contenuti e che, nella sua lettura, dovrà cercare di riportare sul proprio territorio una maggiore quota delle lavorazioni, ora affidata a imprese oltreoceano come, proprio, Banijay.
«Oggi abbiamo il 52% del nostro prodotto in lingua inglese. Questo è stato un obiettivo che abbiamo raggiunto. Non vuol dire che non ci interessa la lingua italiana, spagnola o tedesca». La maggiore esposizione all’inglese amplia però le possibilità di circolazione internazionale e accompagna l’ambizione americana.
La base di partenza è un gruppo che, nei numeri presentati al Mia, vale 4,3 miliardi di ricavi, riunisce circa 170 società in 25 Paesi e produce quasi 20mila ore di televisione all’anno. Banijay si presenta come il primo studio indipendente al mondo e il maggiore produttore europeo di scripted, il comparto delle serie e della fiction. Vende agli operatori dello streaming 110 titoli l’anno e dispone di un catalogo di 265mila ore.
È la casa di grandi format come MasterChef e Grande Fratello, ma la definizione di produttore televisivo comincia a starle stretta. Tra distribuzione, digitale, eventi dal vivo e sport, la produzione in senso stretto rappresenta ormai il 75% del giro d’affari illustrato da Bassetti. L’obiettivo è diventare una società di intrattenimento con più attività attorno agli stessi contenuti.
L’intrattenimento unscripted resta la spina dorsale economica: genera profitti e cassa con tempi più favorevoli rispetto alla fiction. Un equilibrio che sostiene gli investimenti negli altri generi. E che aiuta a leggere la crescita dai 250 milioni di fatturato ricordati da Bassetti al momento del suo arrivo agli attuali 4,3 miliardi.
Banihay è cresciuta molto per linee esterne negli anni. Le ultime grandi acquisizioni sono state quelle di All3Media e, prima, quella di Balich Wonder Studio, operatore attivo nel live entertainment. Crescere però, sottolinea Bassetti, non significa comprare a qualsiasi costo. «Noi le acquisizioni di singole [...]
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