Beretta avvia l’Opa su Ruger per salire fino al 25%

Il titolo della società americana quotata al NYSE sale del 9,1% in preapertura di mercato a 40,45 dollari, sotto al prezzo di Opa di 44,80 dollari

Avvio di seduta sugli scudi al NYSE per le azioni della società Sturm, Ruger salite del 9,1% nelle contrattazioni di pre-apertura del mercato nel giorno dell’avvio dell’Opa parziale di Beretta Holding su uno dei nomi storici dell’industria statunitense. Il prezzo delle azioni è passato da 37,08 a 40,45 dollari. Nella seduta precedente, il titolo aveva perso lo 0,4% rispetto ai 37,23 dollari. Il prezzo benchè in salita è ancora distante dal valore di Opa di 44,80 dollari offerto dalla società italiana basata in Lussemburgo, in campo da 500 anni nel settore delle armi sportive e da fuoco.

Un’operazione già annunciata lo scorso maggio dopo un dura battaglia tra le due parti che ha portato ad un accordo secondo cui Beretta salirà fino al 25% nel capitale attraverso un’Opa parziale al prezzo di 44,80 dollari per azione, incorporando un premio di circa il 21% rispetto alla chiusura del 16 settembre. Secondo i termini dell’offerta, il prezzo rappresenta inoltre un premio di circa il 20% rispetto alla media ponderata per i volumi dei 60 giorni di negoziazione al 24 marzo 2026. Per Beretta Holding l’accordo prevede la possibilità di indicare fino a due amministratori indipendenti, una volta soddisfatte le condizioni regolamentari previste dall’accordo.

La rimozione di un ostacolo importante all’operazione è arrivata il 16 settembre. Ruger ha comunicato che le condizioni regolamentari previste dall’accordo erano state soddisfatte e che il consiglio di amministrazione aveva approvato l’accelerazione della scadenza del proprio shareholder rights plan, il cosiddetto poison pill.

Beretta Holding era già il maggiore azionista di Ruger con il 10 per cento. L’intesa di maggio ha definito il quadro entro il quale la holding può ora incrementare la propria esposizione fino al limite del 25 per cento.

Per Beretta Holding l’operazione rappresenta più di un investimento finanziario. La società lussemburghese, controllata dalla famiglia Beretta, ha progressivamente costruito una presenza internazionale nel settore delle armi leggere, delle ottiche e delle munizioni, con attività produttive e commerciali anche negli Stati Uniti.

«Il nostro investimento in Ruger, uno dei produttori più iconici e rispettati del settore, rappresenta una tappa importante per Beretta Holding, in quanto costituisce il nostro primo investimento in una società quotata in Borsa – ha commentato Pietro Gusalli Beretta, presidente e amministratore delegato di Beretta Holding -. Questo investimento riflette l’evoluzione del nostro gruppo, che oggi comprende un portafoglio globale di oltre 50 società, e rappresenta un passo concreto verso il rafforzamento della nostra presenza negli Stati Uniti, il più grande mercato al mondo».

Il passaggio odierno è però particolarmente rilevante anche sotto il profilo finanziario: il prezzo di 44,80 dollari valorizza l’adesione degli azionisti a un premio significativo rispetto alle quotazioni precedenti all’operazione.

La nuova fase arriva dopo mesi di confronto tra Beretta Holding e il board di Ruger. A marzo la holding aveva manifestato l’intenzione di acquistare ulteriori azioni a 44,80 dollari, sostenendo che un incremento della partecipazione avrebbe consentito di rafforzare l’allineamento con gli altri azionisti e di contribuire alla strategia industriale della società americana.

All’epoca Ruger aveva confermato di avere ricevuto la proposta, sottolineando che l’offerta non era ancora stata avviata.

Il successivo accordo strategico ha modificato il quadro. Beretta ha ritirato le proprie candidature per il consiglio relative all’assemblea 2026 e, secondo quanto comunicato da Ruger, è stato previsto un periodo di standstill di tre anni con specifici impegni sul comportamento della partecipazione.

Ora, con il completamento delle condizioni regolamentari e la cessazione del poison pill, il progetto entra nella fase decisiva.

Il nodo immediato è rappresentato dall’adesione degli azionisti Ruger. L’offerta non prevede infatti una soglia minima: Beretta Holding ha indicato che intende acquistare fino a 2.400.184 azioni alle condizioni stabilite nel documento d’offerta.

L’esito determinerà quindi l’entità effettiva dell’incremento della partecipazione della holding italiana nel capitale della società statunitense. Sullo sfondo resta l’obiettivo previsto dall’accordo strategico: portare la quota di Beretta fino al 25%, consolidando il rapporto tra due produttori storici dell’industria delle armi sportive e da fuoco.

Beretta Holding, gruppo globale e diversificato che controlla oltre 50 società, con una posizione di leadership mondiale nelle armi portatili leggere, nei prodotti ottici e nelle munizioni, nel 2025 ha realizzato un fatturato di 1,68 miliardi di euro con un EBITDA di 254 milioni ed ha oltre 6.000 dipendenti. Il fatturato di Beretta Holding è bilanciato fra settore civile (cacciatori e sportivi – circa il 60% del fatturato della Holding) e settore Difesa (circa 40% del fatturato della Holding).

La scadenza del 15 ottobre rappresenta, in questo senso, il prossimo appuntamento finanziario della vicenda. Per Ruger e per Beretta Holding, la partita aperta nei mesi scorsi entra ora nella sua fase di mercato.

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