
Il ministero dell’Economia ha più che raddoppiato le previsioni: la crescita attesa nel 2026 sale all’1,3% contro lo 0,5% indicato ad aprile. Nella prima parte dell’anno una spinta a sorpresa è arrivata dall’export del settore manifatturiero, oltre che dagli investimenti pubblici in infrastrutture e difesa. Lo shock sui prezzi mette però alla prova la resilienza delle imprese
Il Governo tedesco alza le previsioni di crescita del Pil, che dovrebbe finalmente superare la soglia dell’1%, dopo anni in bilico tra contrazione e stagnazione. Il ministero dell’Economia indica ora un aumento dell’1,3% per il 2026. Se confermato, sarebbe l’incremento più forte dal 2017. L’anno prossimo, la crescita dovrebbe attestarsi all’1,1%. Lo scenario tratteggiato dal Governo, giovedì 8, combacia perfettamente con quello dei principali istituti economici del Paese.
Non si sta quindi materializzando il quadro paventato nei primi mesi della guerra tra Stati Uniti e Iran: ipotizzando che il blocco dello stretto di Hormuz, insieme ai dazi Usa, potesse rapidamente azzoppare la ripresa, ad aprile, l’Esecutivo aveva tagliato le proprie previsioni di crescita, portandole allo 0,5% per quest’anno e allo 0,9% per il prossimo (a gennaio aveva indicato una crescita dell’1% nel 2026).
Lo shock sui prezzi dell’energia era e resta giustamente temuto in un Paese che già sconta costi elevati. L’economia si è mostrata, però, più resiliente del previsto nella prima metà dell’anno, anche grazie alle fonti rinnovabili, che hanno aiutato ad attenuare il colpo.
Sulla tenuta della ripresa, restano incognite pesanti, perché la capacità di reagire e adattarsi potrebbe oramai essere prossima al limite, mentre i problemi strutturali restano tutti da risolvere. E infatti, il Governo si aspetta che lo slancio si smorzi progressivamente, con una crescita che torna allo 0,6% nel 2028.
Inoltre, la coalizione di maggioranza tra conservatori e socialdemocratici è attraversata da forti tensioni, che ne rallentano l’agenda di riforme e la espongono all’emorragia di consensi, a vantaggio dell’estrema destra xenofoba e sovranista di Alternative für Deutschland, che soffia sui timori di declino.
Mercoledì 7, i partner di Governo hanno ribadito l’impegno a portare avanti il programma e hanno provato a superare le divergenze, esasperate dalle recenti elezioni regionali, che hanno fortemente indebolito il cancelliere Friedrich Merz.
«Il peggio è passato», ha dichiarato in conferenza stampa la ministra dell’Economia, Katherina Reiche. L’esponente della Cdu è spesso stata bersaglio di critiche e protagonista di scontri con il vicecancelliere e leader della Spd, Lars Klingbeil. «Ora bisogna trasformare questa ripresa iniziale in un vero e proprio slancio», ha aggiunto la ministra.
La spinta alla crescita è arrivata dalla spesa pubblica in infrastrutture e difesa, ma anche dalle esportazioni, che dovrebbero aumentare del 3,7% e che hanno sorprendentemente retto alla concorrenza sempre più aggressiva della Cina e al mercantilismo di Donald Trump. Nonostante la crisi, il settore manifatturiero ha beneficiato della maggior domanda estera, generata dalla necessità di accumulare scorte per affrontare le strozzature nelle supply chain globali. Un impulso inaspettato, che però dovrebbe avere durata limitata. In ogni caso, ad agosto, la produzione di macchinari e attrezzature è salita del 5,3%.
Gli investimenti del settore privato mostrano, invece, solo moderati segnali di risveglio, mentre l’impennata dei prezzi dell’energia frena i consumi, che dovrebbero registrare una striminzita crescita dello 0,3% quest’anno, rispetto all’1,3% dell’anno scorso. A settembre, l’inflazione è risalita al 3,3%. Il Governo prevede che si attesti al 2,7% nel 2026 e al 3% nel 2027.
«Senza riforme economiche sostanziali, questa ripresa sarà di breve durata», ha avvisato Helena Melnikov, amministratrice delegata delle Camere di commercio e dell’industria.
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