Bessent al G20: «Frenare la Cina per ribilanciare gli scambi mondiali»

Il segretario Usa al Tesoro attacca l’eccesso di esportazioni di Pechino e preme sulla Ue perché introduca barriere contro i beni cinesi. Dombrovskis: «La Cina dovrebbe spendere di più, gli Usa di meno e la Ue dovrebbe investire di più»

Scott Bessent punta il dito contro Pechino e chiede ai leader del G20 di frenare le importazioni dalla Cina «per proteggere i posti di lavoro nelle industrie nazionali». Il segretario al Tesoro americano ha espresso «la necessità di concordare modalità per ridurre gli squilibri commerciali e fiscali globali», intervenendo nella giornata conclusiva del summit delle venti maggiori economie del mondo, in North Carolina. Mentre un’altra ondata di vendite sul mercato obbligazionario riaccendeva le preoccupazioni per i crescenti livelli di debito e le nuove pressioni inflazionistiche. «I rendimenti obbligazionari indicano aspettative di inflazione stabile o in calo», ha commentato Bessent.

L’attacco diretto alla Cina sul commercio, non nuovo ma sempre rischioso anche per gli Stati Uniti, è arrivato mentre a Washington, Donald Trump e la sua amministrazione si preparano a ricevere, tra tre settimane, la visita di Xi Jinping. Bessent – secondo le anticipazioni di Reuters – ha esortato i governi del G20 a riesaminare i termini commerciali con la Cina e a valutare l’introduzione di barriere commerciali più elevate per i prodotti cinesi, al fine di fare pressione su Pechino perché riporti equilibrio nella propria economia, spostando l’attenzione e gli stimoli dalla produzione e dalle esportazioni verso i consumi interni. A fronte di una domanda interna strutturalmente debole, la Cina ha raddoppiato gli sforzi per esportare veicoli elettrici, semiconduttori e altri beni: le sue esportazioni totali sono aumentate del 23,9% a luglio su base annua, spingendo anche l’Unione europea a chiedere restrizioni più severe sulle vendite di prodotti cinesi.

Fino alla serata di ieri gli Stati Uniti hanno tentato di arrivare a un comunicato congiunto, se non contro Pechino, almeno «sulla necessità di ridurre gli squilibri globali». ma gli Stati Uniti non hanno presentato un piano concreto per ridurre i loro eccessivi deficit di bilancio: un passo che secondo gli economisti è essenziale, oltre che per la credibilità della casa Bianca, anche per ridurre il deficit commerciale globale annuo, che supera i 1.000 miliardi di dollari.

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