Best in travel 2027, quegli angoli remoti in laguna (e non solo)

La prestigiosa guida di Lonely Planet sceglie il Veneto come miglior destinazione italiana, insieme alle Eolie, per l’anno prossimo. È l’unica regione del nostro Paese tra cinquanta luoghi di elezione per i viaggiatori

Sul vaporetto si procede, godendosi l’incanto dei palazzi veneziani. Ancora un po’ increduli. L’unica regione italiana scelta come miglior destinazione per il 2027 da Lonely Planet è il Veneto, un territorio amato, visitato, percorso e vissuto da tanta gente, nel nostro Paese e all’estero. Poi, dopo un’oretta, si arriva a destinazione e si ha un esempio del perché di questa decisione. Spiazzante e lungimirante.L’approdo nel silenzio dell’Isola di San Francesco del Deserto, un angolo remoto ma allo stesso tempo a un passo dal salotto buono della città e dalla sua cifra più scintillante, è di per sé poetico. Si entra in un altro mondo, dove l’overtourism (che brutta parola) non ha cittadinanza. Il viale con la ghiaia fa risuonare ogni passo, mentre si respira a pieni polmoni accanto al verde rigoglioso dell’isola. Il complesso in pietra rossa sembra materializzarsi dal nulla, la laguna intorno contribuisce al senso di quiete e di spiritualità.

Un frate compare a spiegare, nell’anno dell’ottavo centenario della morte del poverello, la storia del luogo. Francesco sarebbe venuto qui in cerca di raccoglimento per pregare e riflettere – scrive il suo biografo Bonaventura di Bagnoregio – una volta tornato dalla Terra Santa con una nave veneziana, nel 1220. L’isola era allora proprietà del nobile Jacopo Michiel che, dopo la canonizzazione di Francesco, la donerà ai frati minori, ricordando (siamo nel 1233) che c’era già una chiesetta dedicata al santo di Assisi. Gli scavi archeologici, nel corso del tempo, e in particolare quelli degli anni 60 del Novecento, hanno confermato quanto tramandato. Si chiama “del deserto” perché nel ’400 per alcuni anni l’isola fu in totale abbandono. Oggi il complesso si presenta con l’oratorio («Hic est locus ubi oravit seraphicus pater Franciscus»), il coro ligneo, il refettorio, l’antica sacrestia, i due chiostri. Se delle origini sopravvivono poche tracce, l’atmosfera restituisce l’essenzialità e la pace che ci si attende.Una statua in pietra di San Francesco, con le mani distese verso l’altro, accoglie chi sosta nel parco circostante, tra cipressi e sentieri, l’azzurro dell’acqua poco più [...]

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