Biennale Arte in chiusura: tra giurie dimesse e padiglioni contesi, quanto costa esserci

Si avvicina la conclusione dell’appuntamento in laguna, tra le Biennali più controverse degli ultimi anni. Se i premi sono ancora incerti, più chiari sono i conti dei padiglioni nazionali

Gli ultimi dieci giorni di apertura della 61. Esposizione Internazionale d’Arte «In Minor Keys» di Koyo Kouoh si aprono al confronto: da venerdì 13 a domenica 22 novembre gli spazi dell’Arsenale ospitano un vasto programma pubblico di performance, conferenze, dibattiti e tavole rotonde, insieme a un’Assemblea che riunirà dieci organizzazioni guidate da artisti e collettivi.

La Biennale Arte oltre ad attrarre i classici appassionati del settore, quest’anno ha destato l’attenzione di esperti di geopolitica e giuristi per aver permesso la partecipazione di Stati che violano il diritto internazionale o i cui leader sono destinatari di mandati di arresto da parte della Corte penale internazionale. Il polverone alzatosi in primavera, oggi, è diventato una vera e propria cortina di fumo, che non ci permette di comprendere fino in fondo che cosa avverrà alla chiusura della mostra, il prossimo novembre.

La prima questione da chiarire è chi fa parte della giuria, dopo le dimissioni di quella inizialmente nominata dalla Fondazione La Biennale di Venezia. A questo interrogativo risponde il sito della Fondazione, spiegando come sono avvenute (e avvengono) le votazioni, che sono rimesse ai «titolari di biglietto che hanno visitato entrambe le sedi di mostra (Giardini e Arsenale)» e la cui visita è «comprovata dal tracciamento effettuato dal sistema di biglietteria». Questi visitatori, all’esito della verifica, dopo 24 ore dall’accesso alla seconda sede, ricevono un’email con il link per il voto. Il titolare del biglietto può di regola esprimere un solo voto per ciascuno dei due premi: al miglior Partecipante della mostra centrale «In Minor Keys» e alla migliore Partecipazione Nazionale. Questo sistema di voto, aperto per tutta la durata della manifestazione, è certamente democratico e distingue questa Biennale dalle precedenti, ma impone una riflessione sulla capacità critica del pubblico, non sempre esperto, a cui si chiede di votare senza criteri predeterminati.

La seconda questione riguarda, invece, i partecipanti in gara. Con l’introduzione dei Leoni dei Visitatori, tutte le partecipazioni nazionali della lista ufficiale, compresi i padiglioni di Russia e Israele, sono tornate automaticamente in competizione per il voto del pubblico, dopo le polemiche e le dimissioni della giuria internazionale. Tuttavia, essendo il Padiglione russo chiuso, dopo le pressioni ricevute dal Governo italiano e dall’Unione Europea, a differenza di quello israeliano, non si capisce come i visitatori possano votare per la Russia, qualora qualcuno volesse farlo.

In tutto ciò, si scorgono alcuni fari, ossia le certezze che riguardano la forte affluenza registrata nel primo giorno di apertura (circa 10 mila visitatori: +10% sul 2024) e nei giorni successivi, nonché la spesa per le singole partecipazioni degli Stati. Su questo punto vorremmo soffermarci, per capire quanto costa mantenere una presenza nazionale in Biennale.

Fin dai primi del Novecento, il Comune di Venezia ha concesso ai governi degli Stati che storicamente hanno avuto un «peso specifico» nella politica e nell’arte mondiale l’uso dei terreni o la possibilità di costruire padiglioni di proprietà nei Giardini Napoleonici, al fine di partecipare alle esposizioni organizzate in laguna. Si trattava di concessioni novantennali, rinnovabili nel tempo.

I Giardini sono i giardini pubblici progettati da Giannantonio Selva per ordine di Napoleone all’inizio del XIX secolo e oggi appartengono al Comune di Venezia. Secondo quanto dichiarato, nel 2023, dall’allora sindaco Luigi Brugnaro, tali concessioni, ormai «datate», risultavano quasi tutte scadute e comunque soggette a corrispettivi economici che, con il passare del tempo, sono divenuti irrisori.

E poi ci sono i nuovi ingressi come il Qatar: nel 2024 è stato annunciato un accordo quinquennale (fino al 2029) rinnovabile tra il Comune di Venezia e Qatar Museums, volto a rafforzare cooperazione e investimenti culturali. Nello stesso giorno, Qatar Airways ha ripristinato la tratta diretta Doha–Venezia. L’intesa prevede una donazione di 50 milioni di euro dal Qatar per la gestione del patrimonio culturale veneziano e, si direbbe forse, «in cambio», nel febbraio 2025, è stata data notizia della costruzione di un padiglione permanente ai Giardini, in concessione novantennale, nello spazio centrale dell’Esedra. Una notizia che ha suscitato polemiche, anche perché al momento dell’annuncio sembra che mancassero ancora autorizzazioni e concessioni demaniali. E soprattutto perché, negli ultimi cinquant’anni, solo due Paesi avevano ottenuto il permesso di costruire ai Giardini: Australia (1987) e Corea del Sud (1995). Oggi, invece, si apre una nuova stagione. Il Padiglione del Qatar, progettato dall’architetta franco-libanese Lina Ghotmeh, dovrebbe essere completato per la Biennale Architettura 2027.

Dal 1980, anno della prima Mostra Internazionale di Architettura, l’Arsenale affianca i Giardini come sede espositiva della Biennale. Dal 1999 è inoltre in corso un programma di recupero e valorizzazione dell’area, che ha permesso di aprire al pubblico, tra gli altri spazi, il Piccolo Arsenale (2000), il Giardino delle Vergini (2009) e le Sale d’Armi (2011-2015).

Anche la partecipazione nazionale italiana, in passato priva di una sede stabile e ospitata ai Giardini, è stata trasferita dal 2006 alle Tese delle Vergini, in Arsenale, per ragioni di spazio e di riorganizzazione. Il restauro e la rifunzionalizzazione dell’edificio si sono svolti in più fasi a partire dal 2001, con interventi volti a ricavare spazi espositivi e polifunzionali. L’ultimo intervento, del 2010, ha reso disponibile per le attività della Biennale la porzione detta «dei Soppalchi», recuperando il soppalco ligneo esistente. Le Tese delle Vergini si estendono su una superficie di 3.850 m² e oggi ospitano il Padiglione Italia, il Padiglione della Cina e le attività educative della Biennale.

Ai costi delle concessioni si aggiungono quelli di manutenzione sostenuti dai due Stati che li occupano, Italia e Cina, spazi che alcuni giudicano (forse) eccessivamente ampi. Oltre a questo, nel 2016 il MiC ha stanziato ulteriori 7,8 milioni di euro per il restauro e la valorizzazione delle Tese delle Vergini. A questo importo si sono aggiunti, successivamente, anche fondi PNRR.

Sempre in Arsenale, come si è detto, nelle Sale d’Armi sono nati circa quindici anni fa nuovi padiglioni permanenti. Questa formula è più «accessibile» del recente accordo che ha assegnato al Qatar una sede ai Giardini. Emirati Arabi Uniti, Messico, Arabia Saudita, [...]

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