
Il responsabile Ue all’Economia: i pagamenti del Pnrr possono non essere allineati a costi. L’Italia ha usato parte delle economie per la copertura dello stop al bollo su auto fino a 80 Kw e moto per il 2027
Il fondo di ripresa che ha finanziato i Pnrr «è uno strumento che si fonda sul risultato e non sui costi per cui i Paesi hanno concordato i piani per investimenti e riforme e la Commissione valuta se sono stati realizzati gli obiettivi per i pagamenti: le necessità per i pagamenti potrebbero non essere perfettamente allineate con il flusso delle spese (effettive), c’è un certo spazio di gestione della liquidità». Così il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis ha risposto a una domanda sulle dichiarazioni del ministro Giancarlo Giorgetti relative al fatto che parte della copertura finanziaria del provvedimento di abolizione del bollo auto arrivasse «dal Pnrr non utilizzato», ovvero da «risparmi che non potevano essere ricollocati» in quanto è scaduto il termine per poterlo fare. Il ministro aveva puntualizzato che «sono delle economie rispetto a dei progetti che sono stati realizzati e su cui sono rimasti dei risparmi quindi sono soldi nazionali, mica risorse del Pnrr o risorse europee» e si tratta di «una normale copertura, come tutte le coperture sul bilancio nazionale».
Il commissario Ue ha spiegato che i fondi del Recovery and Resilience Facility «sono basati sulle perfomance, sulle prestazioni, e non sui costi. Ciò vuol dire che gli Stati membri concordano sui Piani di ripresa e resilienza con una serie di investimenti e riforme, mentre il nostro ruolo è valutare se questi investimenti e riforme siano stati effettivamente realizzati, quindi se tutte le tappe e gli obiettivi siano stati raggiunti e, di conseguenza, erogare i pagamenti. Questo può significare che il flusso dei pagamenti potrebbe non essere perfettamente allineato con il flusso dei costi o il flusso di spesa nello Stato membro».
«Per questo dovrei informarmi meglio – ha rimarcato Valdis Dombrovskis – con le comunicazioni del ministro Giorgetti. Ma probabilmente possono esserci dei margini sulla gestione delle liquidità, perché è uno strumento basato sui risultati, non sui costi».
Dombrovskis ha poi sottolineato come la Commissione Ue sia pronta a valutare «diverse modalità» sull’eventuale uso degli asset sovrani russi immobilizzati nell’Ue per facilitare un accordo tra gli Stati membri, rispondendo a una domanda sulle ipotesi tornate al centro del dibattito, tra cui quella di collocare gli asset in un veicolo speciale europeo. «Da parte della Commissione Ue siamo stati molto chiari. Abbiamo presentato una proposta legislativa concreta già lo scorso anno e ora siamo pronti a sostenere queste discussioni, anche valutando diverse modalità e facilitando la possibilità di arrivare a decisioni».
«Gli asset russi immobilizzati non hanno fatto parte delle nostre discussioni durante la riunione Ecofin – ha precisato Dombrovskis -. In termini generali, innanzitutto sappiamo che, per quanto riguarda il prestito di sostegno che abbiamo concesso all’Ucraina, l’Ucraina ha l’obbligo di rimborsare questo prestito soltanto se e quando la Russia pagherà le riparazioni, il che porta ovviamente alla domanda: che cosa succede se la Russia non paga le riparazioni? E, in questo caso, nel regolamento sul sostegno all’Ucraina, ci siamo esplicitamente riservati il diritto dell’Unione di utilizzare quegli asset sovrani russi. Quindi direi che molto probabilmente dovremo comunque tornare su queste discussioni”, ha spiegato il commissario. “Nel frattempo, effettivamente, diversi Stati membri dell’Ue e anche un numero piuttosto elevato di membri del Parlamento europeo hanno, in un certo senso, riavviato questa discussione».
Nel primo trimestre 2027 saranno presentate proposte di semplificazione della normativa per il settore bancario. Il commissario all’Economia ha detto che «non bisogna abbassare l’asticella», ma è un fatto che le riforme varate dopo la crisi finanziaria anche se «singolarmente giustificate hanno creato una complessità generale ora non è giustificata». Quelle riforme sui requisiti di capitale e altro «hanno reso le banche più resilienti» e ora è il momento di “rispettare gli standard attuandoli in modo che tenga conto anche delle esigenze della competitività della banche europee». Si tratterà di «semplificazioni mirate».

