
«Oggi facciamo un altro passo avanti nell’attuazione del programma per la transizione industriale ed ecologica del settore», ha detto il Ministro Adolfo Urso, ricordando che il 54% delle infrastrutture di ricarica di nuova generazione installate in Italia è prodotto nel Paese
L’80% delle spese per l’acquisto e la posa in opera di una colonnina di ricarica domestica, fino a un tetto di 1.500 euro per le persone fisiche e di 8.000 euro per i condomìni: è quanto riconosce il Bonus Colonnine, pronto a partire martedì 22 settembre alle ore 12 sulla piattaforma di Invitalia, soggetto gestore della misura per conto del ministero delle Imprese e del Made in Italy.
La dotazione, fissata da un decreto direttoriale, ammonta a 68 milioni di euro fino al 2030: 10 milioni sono risorse residue del 2025, 5 milioni sono stanziati per il 2026, 15 milioni per ciascuna delle annualità 2027-2029 e 8 milioni per il 2030, ultimo anno di operatività della misura, che si chiuderà il 31 marzo.
«Oggi facciamo un altro passo avanti nell’attuazione del programma per la transizione industriale ed ecologica del settore», ha detto il Ministro Adolfo Urso, ricordando che il 54% delle infrastrutture di ricarica di nuova generazione installate in Italia è prodotto nel Paese.
Le infrastrutture devono essere nuove di fabbrica e installate su aree nella piena disponibilità del beneficiario: per le persone fisiche a uso esclusivamente privato, per i condomìni destinate all’utilizzo collettivo dei condòmini, in entrambi i casi non accessibili al pubblico.
Sono ammesse al contributo anche le spese per gli impianti elettrici, le opere edili strettamente necessarie, la progettazione, la direzione lavori, i collaudi e l’attivazione di un nuovo punto di prelievo (Pod) per la connessione alla rete. Restano escluse imposte e tasse, le consulenze non previste dal decreto, le spese su terreni e immobili e gli oneri per le autorizzazioni edilizie.
La domanda si presenta online con Spid, Cie o Cns, allegando documento d’identità, fatture elettroniche, estratti conto che attestino i pagamenti tracciabili, dichiarazione di conformità dell’installatore e un indirizzo Pec attivo per l’intera durata del procedimento.
Per i condomìni serve anche la delibera assembleare che autorizza i lavori sulle parti comuni, corredata dalla dichiarazione dell’amministratore che attesti la mancata impugnazione della delibera nei termini di legge. Ogni soggetto può presentare una sola domanda, con la possibilità di ripresentarla una seconda volta se la prima risulta improcedibile.
Le spese ammissibili decorrono dal 26 giugno 2026, mentre l’annualità di riferimento del contributo è determinata dalla data di completamento dell’installazione: per il 2026 vale il periodo fino al 31 dicembre, per le annualità successive l’anno solare corrispondente. Dal 2027 i dispositivi dovranno inoltre rispettare i requisiti tecnici della delibera Arera 541/2020/R/eel e figurare nell’elenco ufficiale pubblicato dal Gse.
Le domande sono istruite in ordine cronologico di arrivo e, in caso di esaurimento delle risorse, l’erogazione si ferma fino alla riapertura dello sportello per l’annualità successiva. Il contributo viene liquidato in un’unica soluzione con decreto di concessione, mentre Invitalia effettuerà controlli a campione sulla veridicità delle dichiarazioni: in caso di irregolarità, il ministero può disporre la revoca totale o parziale, con obbligo di restituzione delle somme entro sessanta giorni.
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