
Asia debole per la vendite sulla tecnologia, Wall Street in rally grazie all’ottimismo sugli utili e sull’intelligenza artificiale. Il greggio torna a salire per gli attacchi nello Stretto di Hormuz
(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Segno meno per le Borse europee, mentre il prezzo del petrolio torna a salire con i nuovi attacchi dei ribelli yemeniti all’Arabia Saudita e le tensioni nello Stretto di Hormuz. Deboli anche i mercati asiatici, mentre i future Usa ripiegano dopo i nuovi record raggiunti alla vigilia sulla spinta dei tech. Il mercato cerca indicazioni dai verbali della riunione della banca centrale americana sulle prossime mosse, ma il rialzo del petrolio torna ad alimentare le pressioni sui prezzi e le preoccupazioni per gli effetti dello shock energetico. Il rialzo del petrolio (il future Brent tratta sopra i 101 dollari al barile) spinge i rendimenti dell’obbligazionario, con il Treasury decennale sopra al 5,3%. Intanto, in Europa da segnalare il dato superiore alle attese della produzione industriale tedesca salita del 2% ad agosto contro stime che erano per un modesto +0,5%.
A Milano svetta Stellantis in cima al listino, mentre gli acquisti premiano anche i titoli oil con il greggio in salita. Banche sempre sotto i riflettori, dopo il rilancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Banca Monte Paschi Siena . Occhi puntati anche su Recordati Ord dopo che i fondi Cvc e Gbl hanno rilanciato l’Opa alzando il prezzo a 53 euro per azione. Ancora da seguire poi i tech che potrebbero replicare le performance viste negli Usa alla vigilia, con Nvidia Corp che ha raggiunto un nuovo record di capitalizzazione.
Con il deteriorarsi del sentiment, i futures sugli indici azionari Usa hanno annullato i guadagni iniziali, mentre anche quelli sui mercati europei hanno registrato un calo.
Torna a salire il prezzo del greggio, con i nuovi attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, contro l’Arabia Saudita, le tensioni nello Stretto di Hormuz e i timori per una tempesta formatasi nel Golfo del Messico che ptorebbe trasformarsi in uragano e colpire gli impianti di produzione di petrolio e gas. Il future sul Brent sale dello 0,63% a 101,20 dollari al barile e il Wti dello 0,56% a 89,94 dollari. L’Arabia Saudita, secondo quanto riportano le agenzie internazionali, ha intercettato un missile lanciato dalla milizia yemenita a nord della capitale Riyadh mentre sono stati rivendicati numerosi attacchi agli aeroporti sauditi. Lo scalo yemenita di Aden, colpito, è stato chiuso. Nel frattempo, in un’intervista a Reuters, il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance ha detto che Teheran ha colpito alcune navi, ma non abbastanza da fermare il flusso di petrolio e gas.
Il dollaro si è rafforzato nei confronti di tutte le valute del G10, mentre il Bitcoin è sceso dell’1,6%, attestandosi a circa 84.200 dollari. Continua a indebolirsi la moneta unica: l’euro scende e vale 1,1223 dollari.
Seduta in calo per le Borse asiatiche, in controtendenza rispetto al rally da record di Wall Street, poiché l’entusiasmo per le prospettive degli utili aziendali non si è propagato alla regione. I titoli di stato Usa perdono terreno, mentre il prezzo del petrolio è salito. In questo scenario, l’indice MSCI Asia Pacific è sceso dello 0,6%, trascinato al ribasso dai titoli tecnologici in Corea del Sud e a Hong Kong. A Tokyo, il Nikkei chiude a -0.92%. Tale debolezza ha contrastato con i rialzi del settore tecnologico a Wall Street, dove l’ottimismo sugli utili ieri ha spinto gli indici S&P 500 e Nasdaq 100 a massimi storici, in vista dell’avvio della stagione delle trimestrali Usa, la prossima settimana.
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