Borse europee caute con lo stallo tra Usa e Iran. Petrolio in deciso rialzo

Brent in area 107 $ al barile, corre anche il gas naturale. I timori inflazionistici tengono sotto pressione i rendimenti obbligazionari, il Treasury Usa decennale tocca il livello più alto da quasi vent’anni

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – La combinazione fra il caro greggio e le tensioni sui bond continua a frenare il sentiment sui mercati azionari. Dopo la debolezza della vigilia, e in scia ai cali dell’Asia e di Wall Street, le Borse europee scelgono la cautela: moderato rialzo per Ftse Mib,ma anche per il Cac 40 e il Dax 30 . L’assenza di segnali di una svolta in Medio Oriente ha lasciato i future sul Brent a 107 dollari al barile, in ulteriore rialzo (circa +2%), e quelli sul Wti verso i 94 dollari. Questo continua a incidere sui timori inflazionistici provocando vendite sui Titoli di Stato e, conseguentemente, un rialzo dei rendimenti: i Treasury statunitensi si sono stabilizzati dopo aver raggiunto il livello più alto degli ultimi vent’anni circa (5,27% il decennale al top dal 2007). I mercati temono l’ennesimo stallo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, che resta fondamentale per il trasporto del petrolio globale. Inoltre, guardano alla politica monetaria e alla possibile stretta monetaria in arrivo da parte della Fed, mentre la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha segnalato un approccio graduale per contenere l’inflazione.

Sul valutario l’euro è rimasto vicino al livello più debole degli ultimi tre mesi, al di sotto di 1,14 dollari mentre il biglietto verde è sostenuto sia dalla volatilità dei prezzi del petrolio che dal rapido aumento dei rendimenti dei Treasury. Al momento il cross euro/dollaro è a 1,1364 (da 1,1367 lunedì in chiusura). Il cambio euro/yen è poco mosso a quota 178,8 e il dollaro/yen è poco sopra quota 157.

La Banca Centrale australiana ha annunciato un aumento di 25 punti base del suo tasso d’interesse di riferimento, portandolo al 4,6%, il livello più alto degli ultimi 15 anni. La Reserve Bank of Australia (Rba) ha giustificato la decisione citando l’escalation del conflitto in Medio Oriente e gli elevati prezzi globali dell’energia, che stanno alimentando l’inflazione. «L’offerta globale di petrolio ha subito ulteriori interruzioni e i dati recenti indicano che la crescita e l’inflazione in Australia sono state superiori alle aspettative», ha dichiarato la Rba in un comunicato. La banca centrale ha sottolineato l’impatto dell’aumento dei costi del carburante sui prezzi di altri beni e servizi.

Le azioni di Shein sono crollate dell’11,7% alla Borsa di Hong Kong dopo che il gruppo cinese della moda online ha comunicato un forte calo degli utili trimestrali. L’utile netto rettificato di Shein è diminuito del 67% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato ha pesato sul titolo, che ha registrato una delle peggiori performance tra i titoli quotati a Hong Kong nella seduta odierna. Il calo arriva dopo la quotazione avvenuta questo mese. Al debutto la società aveva raggiunto una valutazione di circa 26,3 miliardi di dollari, al di sotto dei quasi 100 delle precedenti raccolte di capitali. A pesare sulla redditività sono stati soprattutto l’impennata dei prezzi del petrolio e dei costi di trasporto legata alle tensioni in Medio Oriente, oltre ai nuovi dazi sulle importazioni.

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