Brera più accessibile: arrivano i Meta AI Glasses per ciechi e ipovedenti

Maxine Williams (Meta): «Per chi non vede non è un gadget: è indipendenza. E le persone con disabilità usano l’AI molto più degli altri»

Microfoni, auricolari, fotocamere e AI integrate negli occhiali possono potenziare i nostri sensi. Per le persone con disabilità fanno la differenza. L’arte della Pinacoteca di Brera da oggi è più accessibile: gli occhiali di Meta ed EssilorLuxottica saranno disponibili, su prenotazione, per ricevere informazioni sulle opere anche per chi è cieco o ipovedente. Sarà anche possibile dialogare a voce con l’AI per avere ulteriori informazioni, o collegarsi con «Be My Eyes», organizzazione con milioni di volontari vedenti in tutto il mondo che può fornire assistenza. In Italia circa un milione di persone sono cieche o ipovedenti. Le limitazioni visive moderate o gravi interessano complessivamente il 18,6% della popolazione.

Il progetto, lanciato oggi a Brera, è una sperimentazione di Meta, Pinacoteca di Brera ed EssilorLuxottica, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Subvedenti (ANS), l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) e la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano. Parte con 10 Meta AI glasses prenotabili alla mail educazione@pinacotecadibrera.org.

«Gli occhiali utilizzano i contenuti creati da Brera e ANS con Descrivedendo: descrizioni delle opere, storia dell’arte, biografia dell’artista. Ma lo fanno in modo naturale: quando passi da un’opera all’altra, l’AI negli occhiali riconosce cosa hai davanti e inizia a descriverlo, al tuo ritmo, in base a dove vuoi andare e a come vuoi vivere l’arte – dice in questa intervista al Sole 24 Ore Maxine Williams, responsabile globale Accessibility and Engagement di Meta –. L’idea è farlo senza dover dipendere da qualcuno che ti descriva le opere e senza un altro dispositivo da tenere in mano. Chi è cieco o ipovedente spesso ha le mani occupate: una mano è sul bastone, o tiene il cane guida, o serve a orientarsi con il corpo. Poter vivere senza rinunciare all’uso delle mani sembra una piccola cosa, ma cambia in modo significativo il modo in cui affronti la giornata, le attività, tutto».

La manager, nata a Trinidad e Tobago, avvocata di formazione, ha insegnato e lavorato nei media, per poi entrare in uno studio legale e guidarne le iniziative sulla diversità prima di approdare in Meta. La incontriamo a Milano, dove è appena atterrata dagli Stati Uniti per lanciare l’iniziativa.

Entrambi. L’hardware permette un’esperienza a mani libere. Gli occhiali si indossano come un normale paio di occhiali da vista, la fotocamera è frontale e inquadra ciò che la persona ha davanti. Ruotando la testa verso un’opera, gli occhiali ne riconoscono l’immagine e avviano la descrizione audio corrispondente. Prima a Brera queste informazioni erano accessibili con il telefono e le cuffie, seguendo un percorso prestabilito. Poi c’è il software, cioè l’AI, che trasmette le informazioni create da Brera ma anche, se lo desideri, ulteriore contesto.

Con più addestramento i modelli diventano più accurati: più feedback arrivano, più migliorano. Ha ragione, è un miglioramento costante. Per fortuna non è l’unica cosa su cui le persone devono contare: è uno degli strumenti che hanno a disposizione per informarsi.

Nella prima versione dei Ray-Ban Meta c’era un’opzione per chiedere una descrizione: “Cosa ho davanti?”. Per una persona cieca o ipovedente è fondamentale: entro in una stanza, dimmi dove sono e cosa ho davanti. E l’AI descriveva la stanza. Il feedback ricevuto lavorando con persone cieche e ipovedenti è che non bastava: non era abbastanza dettagliato. Ora si possono ottenere descrizioni dettagliate: l’AI non ti dice più soltanto che sei in una stanza con tre persone, ti dice che la stanza è verde, che ci sono sei divani, quante persone ci sono, cosa c’è a destra e cosa a sinistra. Ed è un’opzione attivabile: se non vuoi i dettagli non li ricevi.

Non credo che nessuno vorrebbe mai sostenere che, per la propria sicurezza personale, si debba fare affidamento su un solo strumento. Gli occhiali, e l’AI negli occhiali, sono pensati come uno strumento in più. Non sostituiranno il bastone né il cane guida, che le persone usano da tempo per muoversi in sicurezza. Possono dirti che c’è una sbarra bassa davanti a te e che sbatteresti la [...]

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