
La fotografia 2025 di Epo ha analizzato l’attività di oltre 800 uffici di trasferimento tecnologico. Da enti e atenei istanze raddoppiate in 20 anni. L’Italia è sesta nel continente. Il sistema fatica più degli Usa a trasformare la tutela legale in valore economico
I brevetti depositati all’Epo – l’European Patent Office di Monaco di Baviera – dalle università europee hanno raggiunto circa il 9% del totale dei brevetti continentali, posizionandosi ormai a ridosso dei livelli registrati negli Stati Uniti. Ma c’è un paradosso. Il 40,7% dei brevetti di proprietà delle università europee scade entro 10 anni dal deposito, a fronte di appena il 26,3% osservato negli atenei Usa.
A far emergere il confronto è il nuovo studio dello stesso Epo – in collaborazione con l’associazione Astp e l’istituto Fraunhofer – su un campione di oltre 800 uffici per il trasferimento tecnologico in tutta Europa (quelle realtà che dovrebbero favorire la crescita delle start up e la transizione tra invenzione e applicazione industriale). Sebbene gli atenei del nostro continente brevettino molto di più di vent’anni fa, la rinuncia prematura a oltre quattro brevetti su dieci evidenzia le difficoltà nel trasformare la tutela legale in valore economico di lungo periodo. Il quadro si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato dall’intensificarsi della competizione globale, spinta anche dalla rinnovata attenzione della Cina verso la commercializzazione delle tecnologie.
«Il passaggio efficace dal laboratorio al mercato – ha sottolineato il presidente dell’Epo, António Campinos – è diventato un fattore cruciale per generare occupazione, crescita e autonomia strategica per l’Europa».
Negli ultimi due decenni, le domande di brevetto presentato da università, enti pubblici e ospedali di ricerca sono più che raddoppiate, passando da 3.200 nel 2006 a quasi 8mila nel 2025. Soprattutto nella ricerca di base. Nel 2025 proprio dagli istituti pubblici e accademici sono arrivate il 34% di tutte le [...]

