
Federcaccia: operazioni anticipate concentrare su specie critiche. Wwf: riconosciamo le problematiche legate alla fauna selvatica ma contestiamo che la caccia sia la soluzione
Ben sedici regioni su 21 (compresa la Repubblica di San Marino) hanno anticipato, estendendola, la stagione di caccia. L’attività che nella norma prende avvio la terza domenica di settembre per proseguire fino al 31 gennaio è stata in molti casi, e per specifiche specie, avviata in anticipo. In alcuni casi già a partire dal 2 di settembre. E su questa estensione dell’attività di caccia si è riacceso lo scontro tra operatori da un lato e associazioni ambientaliste dall’altro. Osservatori interessati sono poi gli agricoltori che sono coloro che più subiscono i danni della proliferazione della fauna selvatica.
«La preapertura – commenta il presidente di Federcaccia Massimo Buconi – è concentrata soprattutto sulle specie critiche, che cioè arrecano danni o alle produzioni agricole o alla stessa biodiversità. Basti pensare ai cinghiali (che sono anche il principale veicolo della peste suina africana) o anche come il colombo di città che in campagna incide sulle granaglie, sulle sementi, tira fuori i semi dal terreno danneggiando le aziende agricole. Oppure la cornacchia che invece è una minaccia per la biodiversità perché agisce sui nidi e sulle uova di altre specie di uccelli. Le preaperture riguardano anche il colombaccio che è una specie data in consistente incremento in molte regioni mentre ne sono quasi del tutto escluse tortora e quaglia. La quaglia viene ancora cacciata in anticipo anche se con modalità restrittive».
Ma l’estensione dei calendari venatori non è riferita solo all’anticipo della stagione ma anche ad autorizzazioni aggiuntive su alcune specie particolarmente impattanti. «Sotto questo profilo il cinghiale è diventata una vera e propria specie bersaglio – prosegue Buconi -. In Italia si stima una popolazione di quasi 2 milioni di esemplari. C’è un piano straordinario di contenimento che punta all’abbattimento di 600mila capi. Ma si tratta di un obiettivo difficilmente raggiungibile. A nostro avviso senza l’estensione delle operazioni di gestione anche alle aree protette difficilmente si riuscirà a mettere sotto controllo la popolazione di cinghiali in Italia».
«Noi abbiamo una visione completamente diversa – ribatte il Responsabile tutela giuridica della natura di Wwf Italia, Domenico Aiello -. La preapertura era un’eccezione ed è diventata una regola concessa per molte specie alcune delle quali particolarmente vulnerabili. Gli articoli 9 e 41 della Costituzione puntano all’obiettivo di salvaguardare la biodiversità e per questo noi avevamo richiesto il posticipo dell’avvio della stagione di caccia a ottobre mentre invece dappertutto in Italia si è deciso di anticiparla».
Secondo il Wwf poi l’apertura delle operazioni subito dopo l’estate è problematica anche perché impatta su specie che stanno migrando, come gli uccelli che dal Nord Europa si stanno trasferendo in Africa per la stagione invernale.
«Noi riconosciamo che ci siano delle emergenze sulla fauna selvatica in Italia – ha proseguito Aiello – ma non riteniamo che la caccia sia la soluzione. La caccia è e resta un’attività ricreativa. Riconosciamo anche i problemi di natura sanitaria e di incolumità pubblica connessi alla proliferazione della fauna selvatica ma proprio per questo l’attività di controllo dovrebbe essere esercitata dallo Stato e non da privati cittadini quali sono i cacciatori. Per questo, riteniamo sia stato un grosso errore l’equiparazione, effettuata dalla legge di Bilancio 2022, della caccia agli strumenti di gestione della fauna selvatica. Sul tema poi dei cinghiali, poi, abbiamo prove che l’attività di controllo dei cinghiale vada fatta in maniera selettiva e non attraverso la tecnica della “braccata” adottata dai cacciatori. Con questa tecnica vengono eliminati i capi più grossi mentre ci si dovrebbe concentrare su quelli più giovani per limitarne la proliferazione. Prova ne è che, secondo i dati in nostro possesso, nonostante le attività di controllo non selettive, nonostante la deregolamentazione della caccia avviata con ben 8 decreti di modifica della legge quadro e almeno tre leggi di Bilancio la popolazione di cinghiali non accenna a diminuire».
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