Calcio, torna il campionato: l’Inter resta favorita, dietro tutto è possibile

L’Inter difenderà il titolo? Chi può darle filo da torcere? Juventus e Milan faranno un altro flop o rinasceranno con Spalletti e Amorim?

Puntuale come una bolletta dopo le vacanze, ritorna il campionato. Dobbiamo esserne contenti. In un mondo non propriamente normale, il campionato è una garanzia di normalità. Guerre, lutti, siccità, accoltellamenti, inflazione e benzina alle stelle. Non ci facciamo mancar niente. In questo deprimente menù, trainato dal giallo Lavitola-Ranucci, il calcio, nonostante le sue note devianze, è quasi un argomento nobile

Pur ormai spettatori di un torneo minore, siamo ben felici di tornare a dividerci sul Var e sui pronostici da ferragosto. L’Inter difenderà il titolo? Chi può darle filo da torcere? Juventus e Milan faranno un altro flop o rinasceranno con Spalletti e Amorim? E tutti questi nuovi stranieri, arrivati dopo tutti gli inutili dibattiti sui nostri giovani, saranno all’altezza oppure verranno derubricati come scarti della Premier League o della Bundesliga?

Il nostro calcio, lo sappiamo tutti, è in profonda crisi. Un vecchio aristocratico, con figli molli e inconcludenti, accerchiato dai debiti. Ad accrescere questa sconfortante immagine, oltre alle imprese di Sinner e Antonelli, sono arrivati gli ultimi exploit dei ragazzi dell’atletica e del nuoto. Una pioggia di medaglie. Primi nell’Europeo di Birmingham, secondi in quello acquatico di Parigi, i nostri atleti ci hanno fatto emozionare come non accadeva dalle Olimpiadi di Parigi di due anni fa quando la spedizione azzurra (soprattutto femminile) fece incetta di medaglie e simpatie. Direte: ma perché contrapporre le imprese di questi magnifici ragazzi al grigio momento del calcio italiano? È proprio necessario?

La risposta è sì, certo che sì. Non farlo sarebbe ipocrita e perdente. I confronti danno fastidio ma fanno chiarezza. Certo il calcio per anni ha finanziato tutto lo sport italiano, ci ha regalato tantissime gioie ed emozioni, ma se questo meccanismo si è rotto (e la rottura è resa ancora più evidente dalle imprese di Birmingham e Parigi, dove abbiamo battuto super potenze come Gran Bretagna e Germania) è chiaro che qualche domanda bisogna porsela. E soprattutto non fare gli struzzi fingendo che sia tutto come prima dopo aver mancato tre mondiali di fila cui si è maldestramente rimediato con il pasticciaccio del nuovo ciclo azzurro.

Ma al di là dei risultati (magrissimi anche per le squadre di club), quello che più colpisce è il diverso approccio dei protagonisti. I calciatori non trasmettono più calore, emozioni. Ci si può ispirare a dei giocatori che ripetono all’infinito come manichini le solite quattro banalità preparate dagli addetti stampa? Che spetta al mister decidere, che bisogna lavorare sodo, che sarà la società a fare le sue scelte, eccetera eccetera. Vero che anche le domande sono spesso peggiori, però che tristezza… Rispetto agli azzurri dell’atletica e del nuoto, e alle ragazze del Volley, presto di nuovo in campo, la differenza è abissale. I primi balbettano frasi stereotipate, i secondi trasmettono passione, allegria, tenacia, affettività, cultura.

Vero che se poi vince si dimentica tutto, ma un tifoso (non ultrà) come può legarsi a squadre dove gli italiani sono mosche bianche? Il Milan, per esempio, più che un club sembra una fermata della metropolitana. Un via vai tra dirigenti e giocatori quasi surreale. Qualche arrivo, come quelli del centravanti Ramos, di Moreira e Gila, sono certamente interessanti. Però oltre ad essere costati un botto (150 milioni investiti), chi sarà il leader? Dov’è l’ossatura di un gruppo dove quasi nessuno parla italiano? E Amorim, terzo allenatore portoghese della gestione Cardinale, cosa farà in un campionato che conosce pochissimo?

In questo senso, l’Inter di Chivu, campione in carica, è molto più solida. In un gruppo già strutturato, con giocatori di grande personalità, ha inserito dei pregevoli pezzi nuovi come l’ex Liverpool Curtis Jones e gli altri due inglesi Stones e Spence, due nazionali che hanno chiuso al terzo posto l’ultimo Mondiale. Rinforzando il centrocampo l’Inter, oltre ad essere ancora la favorita, può guardare all’Europa con maggiore ottimismo nonostante l’addio di Dumfries e degli altri della vecchia guardia. Resta un punto debole, però: quello di competere al meglio su due fronti è una missione impossibile. Nuovo scudetto o Champions?

A fare i pronostici in agosto, come è noto non ci azzecca mai. Quest’anno ancora di più.

Dopo l’Inter in pole dovrebbero esserci Napoli e Juventus, seguite da Roma, Milan e Como. Ma è davvero difficile capire chi ha qualche numero in più. I partenopei, per esempio, sono passati da Conte ad Allegri. Non è un passaggio da poco. Allegri non viene da un gran periodo. Una volta il livornese, con 5 scudetti di fila nel curriculum, era un usato sicuro. Ora, visto il flop con il Milan, è rivedibile anche lui. Nel Napoli ci sono partenze e arrivi pesanti con un inserimento – quello di Badiashile – di caratura superiore. Sulla carta, il Napoli viene dopo l’Inter, però è davvero tutto molto liquido. De Bruyne è un grande vecchio o ha ancora qualche cartuccia da sparare? E McTominay? Lo scozzese, che da solo ha tenuto su Conte, sarà ancora così brillante?

Anche la Juve di Spalletti è un bel punto di domanda. Grazie agli arrivi di Koli Muani, Alajbegovic, Celik, Lucumi e il portiere Vicario, i bianconeri si sono rafforzati. Il primo obiettivo è ritornare in Champions, però sono ancora lontani dall’Inter. Il punto di forza di Spalletti è che non deve ricominciare daccapo. Che fin dal ritiro ha potuto “forgiare”, con le sue idee non sempre semplici, il gruppo. Però in questo gruppo, come in tanti altri, manca un leader.

Non si può ignorare il Como. Sia perché quest’anno giocherà in Champions, sia perché la società lariana finora è stata una delle più attive del mercato con una spesa di circa 130 milioni, 60 dei quali usciti per l’acquisto dal Real Madrid di Nico Paz, il gioiellino da vetrina. I problemi del Como sono due: il primo che passare così rapidamente dalla B alla Champions può dare le vertigini; il secondo che ha una rosa extralarge da sfoltire. Gli esuberi sono una decina. Troppa confusione. I soldi non mancano, ma anche nel calcio i soldi non sono tutto. Quanto a Fabregas, il talento dell’allenatore è proporzionale alla sua presunzione. Se lima la seconda, son guai per tutti.

Ultima ma non ultima la Roma di Gasperini. Viene da un terzo posto, conserva Dybala e spera in Rodrigo Mora, un altro presunto talento che dalla sua ha soprattutto la giovane età (19 anni).

Ecco, se proprio vogliamo vedere un’ inversione di tendenza nella nostra caccia allo straniero, è che dopo aver dato nuovo domicilio a tanti ricchi e illustri pensionati (Dzeko, De Bruyne, Akanji e lo steso Modric) ora cominciamo a pescare tra i giovani virgulti come Alajbegovic, Mora, Moreira.

Che dire? largo ai giovani, evviva! Se poi cominciassimo a farlo anche con i talenti italiani, la rivoluzione sarebbe completa: ma da quando in qua, in Italia, oltre che paventarle, si fanno veramente le rivoluzioni?

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