
La quinta ondata di calore dell’estate 2026 porta sulla Penisola una vasta nube di pulviscolo desertico
Una vasta nube di polvere sahariana ha raggiunto l’Italia accompagnando l’ennesima ondata di caldo estremo dell’estate 2026. Dalle isole maggiori al Nord, il pulviscolo proveniente dal Nord Africa ha reso il cielo lattiginoso, con sfumature giallastre e una riduzione della visibilità, in coincidenza con temperature che in alcune aree del Mezzogiorno hanno superato i 40 gradi.
Secondo le previsioni meteorologiche, il trasporto di sabbia e polveri desertiche è stato particolarmente intenso tra il 27 e il 28 agosto, quando le correnti meridionali associate all’anticiclone africano hanno sospinto verso il Mediterraneo enormi quantità di aerosol minerali. Le concentrazioni più elevate hanno interessato inizialmente Sardegna e regioni meridionali, per poi estendersi al Centro-Nord, coinvolgendo l’intera penisola.
Il fenomeno non è nuovo, ma la sua portata e la sua frequenza stanno attirando crescente attenzione da parte della comunità scientifica. Le intrusioni di polvere sahariana rappresentano infatti una componente naturale del sistema climatico mediterraneo: ogni anno milioni di tonnellate di sabbia vengono sollevate dai deserti nordafricani e trasportate dai venti verso l’Europa. Tuttavia, l’aumento delle ondate di calore e la maggiore persistenza delle configurazioni atmosferiche che favoriscono la risalita di masse d’aria subtropicali sembrano contribuire a rendere questi episodi più frequenti e più intensi.
Gli effetti sono immediatamente visibili. Il cielo perde la sua tipica limpidezza estiva e assume una colorazione opaca, talvolta tendente al giallo o al marrone. Le polveri in sospensione diffondono la luce solare e possono determinare tramonti particolarmente intensi e scenografici. In presenza di precipitazioni, inoltre, il pulviscolo si deposita al suolo dando origine al fenomeno della cosiddetta “pioggia rossa”, che lascia evidenti tracce su automobili, finestre e superfici esposte.
L’impatto non riguarda soltanto il paesaggio. Le polveri desertiche contribuiscono ad aumentare le concentrazioni di particolato atmosferico, in particolare PM10, con possibili conseguenze per la qualità dell’aria. Diversi studi hanno evidenziato come gli episodi di trasporto sahariano possano determinare superamenti delle soglie di particolato monitorate dalle agenzie ambientali, soprattutto nelle regioni meridionali e insulari.
Le categorie più sensibili – persone affette da malattie respiratorie, anziani e bambini – possono risentire maggiormente della presenza di elevate concentrazioni di aerosol nell’atmosfera. Per questo motivo le autorità sanitarie raccomandano, durante gli episodi più intensi, di limitare le attività fisiche all’aperto nelle ore più calde e di prestare particolare attenzione ai soggetti fragili.
L’arrivo della polvere sahariana coincide inoltre con una delle più intense ondate di caldo dell’estate. Le masse d’aria provenienti dal Nord Africa hanno spinto i termometri fino a 42-44 gradi nelle zone interne di Sicilia e Sardegna, mentre in Puglia si sono sfiorati i 40 gradi. Anche il Centro e parte del Nord hanno registrato temperature ben superiori alle medie stagionali.
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