
Patto di fine legislatura con il Governo insieme con un decreto di semplificazione
Coinvolgere tutti i protagonisti dell’industria turistica italiana per gettare le basi di una politica coordinata e integrata per sviluppare il comparto e portare ricchezza all’intero sistema paese. Questo l’obiettivo di Massimo Caputi, presidente di Federturismo Confindustria, federazione a cui aderiscono 23 associazioni di categoria, 6 soci impresa e numerose associazioni territoriali, che traccia una strategia coordinata di lungo periodo.
Le parole chiave sono destagionalizzare per distribuire gli arrivi 365 giorni l’anno e lungo tutta la Penisola. Nel programma ci sono anche l’impiego dell’intelligenza artificiale per finire con il capitolo del lavoro perché il turismo è una industria ad alta intensità di manodopera. Di fatto si vuole superare l’equazione estate-spiaggia, inverno-montagna per arrivare a tante forme di vacanza nell’arco dell’anno in tutta Italia.
Alla vigilia della Giornata mondiale del turismo istituita dall’Un Tourism e dopo il rinvio delle celebrazioni previste per domani al Colosseo, sospese in segno di lutto dopo il tragico incidente sul lavoro di cui è rimasto vittima il giovane Andrea Moretti, il presidente Caputi presenta la visione strategica da implementare per trasformare l’attrattività del Paese in ricchezza diffusa sui territori. Un cambio di passo sostanziale rispetto a quanto si è fatto e visto dal dopo guerra ad oggi.
«La sfida del turismo italiano verso il 2030 è trasformare l’attrattività del Paese in ricchezza diffusa sui territori, con investimenti sostenibili, occupazione qualificata e stabile – spiega Massimo Caputi -. Serve una politica industriale capace di aggregare e valorizzare l’intera filiera, per accompagnare le imprese nella costruzione dei “nuovi turismi” che spaziano dalla cultura al benessere oltre a sport, natura, congressi, gastronomia, grandi eventi, montagna, benessere e molto altro».
Un piano che vuole amplificare le potenzialità del settore dopo una positiva estate 2026 che, secondo i dati del ministero del Turismo, tra giugno e agosto ha visto una crescita del 2% rispetto lo stesso periodo del 2025 grazie a più di 72,4 milioni di arrivi e oltre 276 milioni di presenze. «Dati positivi ma non devono assolutamente farci dormire sugli allori perché gli altri paesi europei non sono da meno – segnala il presidente -. Dobbiamo agire rapidamente, di concerto con il Governo e il ministero del Turismo per posizionare in modo diverso l’industria turistica».
Per i viaggiatori cambia il modo di organizzare la vacanza, l’esperienza turistica. Oggi si ricerca sostenibilità, qualità, sicurezza ed esperienze oltre a trasporti efficaci ed efficienti. Le grandi piattaforme online hanno accelerato il modo in cui si sceglie la destinazione e l’alloggio mentre l’intelligenza artificiale a breve porterà un’altra rivoluzione nel modo di scegliere e pianificare le vacanze. In evoluzione anche i mercati di riferimento con l’ascesa delle classi medie dell’estremo oriente e dei paesi emergenti alla ricerca di viaggi ed esperienze. «Il nostro obiettivo è generare più valore per tutti perché è questo che distingue un paese semplicemente turistico da quello che ha una grande industria turistica come è oggi la Spagna – incalza Caputi -. Ecco il salto culturale che dobbiamo compiere. Dobbiamo compierlo adesso: si deve considerare il turismo come un’industria da governare 365 giorni all’anno». Da qui la visione al 2030 che prevede la destagionalizzazione con possibilità e opportunità di fare la vacanza in Italia tutto l’anno, oltre a un turismo digitale e più sostenibile che genera valore aggiunto diffuso sui territori e lungo le filiere come, per esempio, quella l’agroalimentare, creando opportunità di lavoro qualificati, oltre ad attrarre investimenti e permette anche alle fasce deboli di vivere la vacanza.
Per raggiungere questi traguardi, secondo il presidente Federturismo Confindustria, sono necessari un Patto di fine legislatura per il turismo da sviluppare con il ministro Mazzi accompagnato da un decreto di semplificazione ispirato ai modelli europei più avanzati. «Sarà a costo zero per lo Stato con un impatto positivo per la competitività delle imprese oggi frenate da norme sovrapposte ed arcaiche» rimarca Caputi. Necessario il varo di un impianto normativo che favorisce i processi di aggregazioni tra le imprese e pensare «al nuovo contratto di filiera che il ministero del Turismo sta varando, finalizzato allo sviluppo dell’intera filiera che è la potenza vera del turismo».
Guardando al lungo periodo il presidente punta ad avviare insieme al ministero e tutti gli stakeholder della filiera, una strategia strutturale che riconosca il turismo come grande industria nazionale, al pari di altri settori strategici, introducendo anche strumenti finanziari innovativi attivando la collaborazione industriale con soggetti come il Gruppo CDP. Si vuole fare in modo che l’intero Paese partecipi alla crescita dell’industria turistica. Una riflessione particolare va poi dedicata al capitale più prezioso del turismo: il capitale umano, i lavoratori. Dal post covid le imprese lamentano la carenza di personale qualificato, punto di grave debolezza per il settore. «Servono più stabilità occupazionale, percorsi professionali attrattivi, formazione efficace e soluzioni concrete per vivere e lavorare nelle destinazioni turistiche» conclude Caputi.
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