
Via libera del Cdm all’acconto sugli utili in via di distribuzione da parte dei grandi gruppi dell’energia per finanziare la nuova proroga sul diesel. Stretta anche sulle sponsorizzazioni del gioco legale
Il governo bussa alla porta delle grandi società energetiche per recuperare ulteriori fondi da destinare al contrasto del caro carburanti. Così il decreto varato ieri dal Consiglio dei ministri, che contiene la tredicesima proroga del taglio delle accise estesa fino al 5 settembre (si veda altro servizio in pagina), punta sui gruppi dell’energia ai quali viene chiesto un anticipo d’imposta del 39% sugli utili la cui distribuzione è stata deliberata nell’esercizio 2025.
La misura si applicherà ai big del settore che, da bilancio 2025, hanno conseguito ricavi superiori ai 20 miliardi di euro e che, si legge nel provvedimento, «svolgano, direttamente o per il tramite delle imprese comprese nel perimetro di consolidamento, attività di estrazione, produzione, importazione definitiva o introduzione nel territorio dello Stato da altri Stati dell’Unione europea, raffinazione, trasformazione, stoccaggio, trasporto, distribuzione, commercializzazione o vendita di petrolio greggio, di prodotti petroliferi, di gas naturale, anche liquefatto, o di altri prodotti energetici nonché di energia elettrica».
Si tratta di un perimetro particolarmente ampio che sarebbe stato definito in accordo con i gruppi coinvolti, secondo quanto hanno riferito ieri fonti del governo, e che consente di risolvere, almeno per ora, il rebus risorse dopo che, come noto, Bruxelles aveva respinto nei giorni scorsi l’ipotesi di un intervento europeo sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Tema su cui l’esecutivo è comunque intenzionato ad andare avanti facendo sponda con altri Paesi.
Tornando al provvedimento, sulla falsariga di quanto già accaduto con le banche, le somme anticipate diventano un credito d’imposta utilizzabile per ridurre le ritenute e le imposte sostitutive applicate agli utili soggetti al meccanismo di anticipazione. Il credito d’imposta, chiarisce l’articolo 2 del decreto, non concorre alla formazione del reddito. E se questo credito è superiore a quanto dovuto sugli utili, l’eccedenza può essere utilizzata in compensazione.
La norma prevede anche l’aggiornamento del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) andando a introdurre l’anticipo del 39% sui dividendi nel nuovo articolo 55 bis. Tale anticipo dovrà essere fatto entro il 30 novembre di ogni anno: così congegnata la norma sembrerebbe, quindi, introdurre un prelievo a regime e non di carattere emergenziale.
A pagare il conto per la nuova manovra contro il caro carburante, non saranno però solo le big dell’energia, ma anche i concessionari del gioco pubblico. Come promesso dallo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, prima della pausa estiva, il governo rafforza il divieto assoluto della pubblicità del gioco e stabilisce che le spese per le sponsorizzazioni o analoghe tipologie contrattuali non sono deducibili ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap. Inoltre il decreto prevede che le somme versate dai concessionari al Fondo per la tutela e il contrasto della ludopatia dei giocatori (fino a 1 milione l’anno) diventino spese di rappresentanza e, come tali, saranno deducibili nella misura minima stabilita dal Testo unico delle imposte sui redditi. Che, va ricordato, per ricavi e altri proventi fino a 10 milioni, fissa una deducibilità limitata all’1,5 per cento.
Nel mirino finiscono poi le spese con cui le società del gioco, dopo il decreto Dignità, hanno comunque sponsorizzato eventi sportivi con forme di comunicazione secondo le direttive che aveva impartito l’Antitrust. Una formula che non piaceva più a Via XX Settembre e, per questo, con il decreto approvato ieri, questa tipologia di costi per comunicazioni di carattere informativo sui giochi non sono più in alcun modo deducibili dal reddito d’impresa e dall’Irap.
Con l’anticipazione chiesta alle grandi imprese energetiche, il governo copre sia il costo dello sconto sul diesel fino al 5 settembre sia l’estensione degli aiuti all’autotrasporto (22 milioni in più). Il costo complessivo delle nuove coperture per la proroga ammonta così a circa 130 milioni sul 2026 e a 25,4 milioni per il 2027 con una coda di 1,2 milioni sul 2028. Mentre la stretta sulle sponsorizzazioni del gioco legale andrà a rifinanziare il Fondo di politica economica.
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