Carburanti, i benzinai chiedono un price cap nazionale e dinamico per 90 giorni

Le sigle attendono ora un incontro con il ministro Adolfo Urso. «Con il Mimit siamo in contatto continuativamente», ha spiegato Sperduto, ricordando i tre anni di lavoro comune sul disegno di legge di settore, «che speriamo venga approvato al più presto»

Un tetto massimo al prezzo di benzina e gasolio, uguale su tutta la rete e calcolato con una formula pubblica, da attivare per decreto legge. È la proposta che Faib Confesercenti e Fegica hanno presentato al Forum 2026 di Confesercenti. Il punto di partenza sono i rincari. Tra il 27 febbraio e il 24 settembre il prezzo self è salito di circa 49 centesimi al litro per la benzina e di 62 per il gasolio, nonostante il taglio delle accise. Ad agosto la componente energetica segnava +17% e l’inflazione il 3,3%, salita oltre il 4% a settembre secondo le due sigle.

Lo schema prevede due livelli. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi accerta la situazione straordinaria, il ministro attiva il tetto con atto motivato. La misura durerebbe 90 giorni, con una sola proroga di altri 90, e sarebbe rivista circa ogni 15 giorni, sia al rialzo sia al ribasso. Il prezzo massimo parte dal prezzo industriale del 27 febbraio, a cui si sommano le variazioni delle componenti di costo e un margine di salvaguardia per le scorte. «Nessuno vuole introdurre il prezzo amministrato», ha precisato il presidente di Fegica Roberto Di Vincenzo. Il meccanismo, ha spiegato, è stato costruito «sulla scorta di atti amministrativi nazionali e europei», e le due sigle insistono «sull’identificazione del metodo».

Il nodo è il margine di raffinazione, superiore alla media 2025 di circa 21 centesimi sulla benzina e 39 sul gasolio. La quota di questo margine da riconoscere è una scelta politica, affidata al parametro alfa. Con alfa a 0,25 il tetto sarebbe di 2,04 euro al litro per la benzina e 2,02 per il gasolio; con alfa a 0,5 salirebbe a 2,10 e 2,14 euro. Le sigle precisano che il calcolo non prova una speculazione ma indica un’area di indagine, con un’incertezza di 1-2 centesimi. Il tetto resta un massimo e si può vendere sotto. In caso di rischi per l’approvvigionamento è prevista la sospensione, come ultima istanza.

Per le sigle, quindi, il price cap sarebbe una misura pubblica e valida per tutti. «L’energia la vediamo tutti come un bene primario, che non ha difesa a meno che non si applichino regole pubbliche certe, chiare, trasparenti e uguali per tutti», ha detto il presidente di Faib Confesercenti, Giuseppe Sperduto.

Le sigle attendono ora un incontro con il ministro Adolfo Urso. «Con il Mimit siamo in contatto continuativamente», ha spiegato Sperduto, ricordando i tre anni di lavoro comune sul disegno di legge di settore, «che speriamo venga approvato al più presto». Da stasera, ha annunciato il segretario nazionale di Fegica Alessandro Zavalloni, la documentazione sarà inviata formalmente a Palazzo Chigi e a tutte le forze politiche.

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