Carburanti, ok del Senato al decreto. Estesi i poteri al commissario per le trivelle

Il testo ora passa alla Camera, che deve convertirlo in legge entro il 9 novembre

Trentotto pratiche per cercare ed estrarre idrocarburi sulla terraferma aspettano il via libera delle Regioni. Nei casi peggiori l’attesa arriva a nove anni dalla presentazione della domanda. L’obiettivo del decreto legge varato il 10 settembre 2026 e appena approvato dal Senato, è di sbloccarle: il testo ora passa alla Camera, che deve convertirlo in legge entro il 9 novembre.

Il cuore del provvedimento è l’articolo 2, preparato al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Funziona così: se la Regione non dà l’intesa entro 45 giorni dalla domanda, Palazzo Chigi le fissa un termine perentorio, su proposta del ministro Gilberto Pichetto Fratin. Il termine è di 60 giorni al massimo e scende a 30 per i progetti legati alla gas release, il meccanismo pensato per cedere gas a prezzo calmierato alle industrie energivore e mai decollato. Nel frattempo il Governo verifica con la Regione le ragioni del ritardo, ma i termini continuano a correre. Se la Regione resta ferma, il Consiglio dei ministri la sente e poi esercita i poteri sostitutivi. Nomina quindi un commissario ad acta, eventualmente affiancato da un subcommissario, che dà l’intesa al posto dell’amministrazione. Entrambi lavorano senza compensi né rimborsi.

In commissione Ambiente un emendamento di Claudio Fazzone (Fi) ha dato più poteri al commissario. Potrà adottare anche gli atti intermedi e le autorizzazioni di competenza della Regione o degli enti locali necessari a chiudere il procedimento.

Le [...]

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Articoli correlati