Carburanti, ultima settimana di taglio accise. E il gasolio torna sopra 2,1 euro al litro

Il prezzo della benzina, pur essendo decisamente più alto rispetto allo scorso inverno, è stabile da settimane e si aggira intorno ai 2 euro al litro

Un conto alla rovescia che avanza e, allo stesso tempo, i prezzi dei carburanti che aumentano. Un connubio che impensierisce sempre di più il Governo durante la pausa estiva, che potrebbe essere interrotta – settimana prossima – per tornare a intervenire sul caro carburanti.

La data segnata sul calendario è martedì 25 agosto, quando scadrà dopo praticamente un mese il taglio delle accise sul gasolio di 17 centesimi (Iva compresa). Una misura che è stata introdotta a fine luglio e rinnovata a inizio agosto nell’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva.

Il motivo di intervenire solo sul diesel è legato alla rigidità della domanda di quest’ultimo. Si tratta infatti del carburante più utilizzato per il trasporto di merci o in diverse attività come la pesca e l’agricoltura: non è un caso che per tutti i casi citati siano stati messi a disposizioni centinaia di milioni di euro in crediti d’imposta per aiutare le aziende.

Eppure, nonostante la spesa di 245 milioni di euro fissata in Consiglio dei ministri il 4 agosto, il prezzo del gasolio è rimasto nettamente più alto. Ed è continuato ad aumentare, arrivando oggi a 2,107 euro al litro. Un valore lontano da quello raggiunto quando è stato deciso di procedere con l’ultimo taglio accise – il 28 luglio un litro di diesel costava 2,180 euro al litro, cioè 7 cent in più – ma che comunque desta preoccupazione in vista della fine dello sconto alla pompa. Senza nuovi interventi, da mercoledì prossimo il gasolio arriverebbe a 2,277 euro al litro. Un record.

Il prezzo della benzina, pur essendo decisamente più alto rispetto allo scorso inverno, è stabile da settimane. Si aggira intorno ai 2 euro al litro, una cifra record per l’anno ma non storicamente, dato che con il conflitto in Ucraina del 2022 sono stati raggiunti picchi più elevati.

A questi dati va aggiunto anche il costo del petrolio, che dopo il calo di giugno (fino a 75 dollari al barile) grazie alla speranza di una tregua tra Usa e Iran è tornato a livelli vicini a 90 dollari al barile. Il confronto con il pre-guerra, cioè febbraio, segna un +28,5%.

Ormai sei mesi, dunque, di continui calcoli per cercare soluzioni contro il rincaro, sia per quanto riguarda i controlli sulla correttezza delle compagnie petrolifere – di questo si è occupato per lo più il Mimit – sia per trovare i fondi per finanziare gli sconti per gli automobilisti.

Tra le mosse messe in campo dal Governo, ci sono stati i tagli ai ministeri (due volte), la raccolta delle sanzioni effettuate dall’Antitrust e il ricorso all’extragettito Iva (dovuto proprio al rincaro dei carburanti) per finanziare le Accise mobili. Un meccanismo che, però, l’Esecutivo non potrà utilizzare settimana prossima, dato che le risorse sono utilizzabili all’inizio del mese e dunque bisognerà ricorrere a una misura ponte per arrivare ai primi giorni di settembre.

In quei giorni, così, sarà utilizzabile l’extragettito Iva di agosto, che a differenza di quello di giugno e luglio, potrebbe un leggero aiuto in più al Governo, dato che i listini per tutto il mese sono stati sopra la media degli scorsi periodi. Chissà che questa volta, con il rientro dei lavoratori, non vengano messe in campo misure mirate, piuttosto che universali e, di conseguenza, più utilizzate dalle famiglie più abbienti.

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