
I dati di Antigone confermano la stabilità delle presenze negli Ipm. Aumenta invece il carico ai servizi della Giustizia Minorile
L’ultimo intervento legislativo, che ha riguardato minori e sicurezza, è stato l’annuncio della modifica dell’articolo 98 del Codice penale, con l’introduzione di una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per i giovani tra i 14 e i 18 anni. Un’accelerazione verso un modello securitario che, anziché prevenire il disagio sociale, lo considera come una questione di ordine pubblico, con il rischio di minare il principio costituzionale della funzione rieducativa tramite un automatismo punitivo.
A sottolineare questo rischio, dopo gli allarmi lanciati nei giorni scorsi da penalisti e psicologi, è il rapporto di metà anno di Antigone, intitolato «L’estate nelle carceri italiane tra sovraffollamento ed emergenze». Oltre a una lunga analisi sulla situazione precaria degli istituti penitenziari tra caldo torrido, tassi di affollamento elevati, scarso personale e problemi di salute mentale e di dipendenza dei detenuti, l’Associazione fa il punto sulle carceri minorili. Specialmente dopo che l’esecutivo di Giorgia Meloni ha moltiplicato le fattispecie di reato e intensificato l’uso della custodia cautelare, anche verso i più giovani. Si pensi al decreto Rave dell’ottobre 2022 o al decreto Caivano del settembre 2023 o agli ultimi decreti sicurezza del 2025-2026.
Secondo il report diffuso oggi, 5 agosto, da Antigone, erano 572 i giovani detenuti nei 20 istituti penali per minorenni italiani al 30 giugno 2026, sostanzialmente in linea con i dati dello scorso anno (559 al 30 giugno, 572 al 31 dicembre). La crescita nelle presenze in carcere, aumentate del 50% con l’entrata in vigore del decreto Caivano e ora a regime, era, quindi, dovuta all’inasprimento della reazione penale e non a un progressivo aumento della criminalità minorile più seria, come ricordato anche dalle istituzioni e dalle associazioni del Terzo settore che operano sul territorio.
Preoccupa il numero dei ragazzi e delle ragazze complessivamente in carico ai servizi della Giustizia Minorile, perché fa trasparire il passaggio da una cultura della presa in carico sociale, dell’accoglienza e del sostegno sul territorio a quella della presa in carico penale. Erano 14.151 nell’ottobre 2022, al momento dell’ascesa in carica dell’attuale governo, e sono oggi 17.833, con un aumento del 26%. Nei primi sei mesi del 2026 sono aumentati di quasi mille unità. L’espansione del controllo penale nei confronti dei minorenni, ricorda Antigone, va di pari passo con una narrazione semplificata e allarmista dei fenomeni minorili, che non trova riscontro nei dati.
Le presenze in comunità minorili sono 1.368 (di cui solo 16 in comunità pubbliche), mentre la messa alla prova coinvolge 3.611 persone e 566 persone si trovano in una misura alternativa o sostitutiva alla detenzione, di sicurezza, cautelare delle prescrizioni o permanenza in casa.
Dei 572 giovani in Ipm (di cui 23 ragazze), gli stranieri sono 227, pari quasi al 40%. Oltre l’80% di loro proviene dal Nord Africa (in particolare Tunisia, Marocco, Egitto) ed è composto, per lo più, da minori stranieri non accompagnati che non hanno trovato posto nell’accoglienza esterna e sono arrivati al carcere dalla vita di strada.
Il 60% dei detenuti è composto da minorenni e il 40% da giovani adulti che hanno commesso il reato prima del compimento della maggiore età. Tra i minorenni, solo il 13% ha una condanna definitiva, mentre gli altri sono in carcere in custodia cautelare. Il 48,6% dei reati ascritti ai giovani detenuti sono reati contro il patrimonio e il 23,6% costituiscono reati contro la persona.
Contro il sovraffollamento carcerario che, per la prima volta, ha colpito le realtà minorili, l’azione del Governo è stata duplice: procedere al trasferimento nelle carceri per adulti – nei primi sei mesi del 2026 sono stati 87 – e aprire tre nuovi istituti minorili a L’Aquila, Lecce e Rovigo, confermando un modello contenitivo che non può che costituire una grande sconfitta per la società, denuncia l’associazione Antigone.
In opposizione al cambio culturale e normativo in corso, Antigone, insieme a Libera e Defence for Children Italia, ha dato vita agli Stati Generali della giustizia minorile, che hanno visto l’iscrizione di circa 500 persone tra accademici, magistrati, avvocati, educatori, medici, direttori di Ipm, garanti, assistenti sociali, giudici onorari, psicologi, professori di scuola superiore, studenti. Sei i Tavoli di lavoro (Questione giovanile e reazione penale, Detenzione minorile, Area penale esterna, messa alla prova e comunità minorili, Giovani migranti e sistema di giustizia minorile, Competenze, organizzazione e risorse, Salute e misura di minorenne), le cui attività, iniziate nel mese di maggio, termineranno a novembre, con una conferenza che si terrà a Roma e con la pubblicazione delle relazioni conclusive.
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