
La produzione avicola nel primo semestre è aumentata del 5%, ma le vendite spingono di più (+8%): così un settore da sempre autosufficiente vede crescere l’import ed è chiamato ad accelerare
Volano i consumi di carne di pollo e di uova e la filiera avicola, settore autosufficiente per eccellenza dell’agroalimentare italiano (gli altri due sono riso e vino) si scopre improvvisamente deficitario, tanto da dover ricorrere alle importazioni.
È lo scenario maturato in questa prima parte del 2026 in uno dei comparti trainanti del food italiano quello delle carni avicole e delle uova. Un settore nel quale c’è una piena sovranità alimentare visto che l’Italia produce il 105%, almeno rispetto al fabbisogno del 2025, ma che adesso sta registrando alcune importanti novità. Il 2025 si è chiuso per le carni bianche con una crescita della produzione dell’1,73% rispetto al 2024 e un incremento dei consumi pro-capite, giunti al record di 22,47 kg (+1,91% sul 2024). Molto bene anche il comparto delle uova che nel 2025 ha raggiunto un consumo pro capite di 234 uova e un livello di autoapprovvigionamento del 94%. Ma per entrambi i segmenti il 2026 si è aperto con una forte accelerazione. Secondo le stime di Unaitalia (l’associazione degli industriali delle carni di pollo e delle uova) la produzione di carni avicole è aumentata nel primo semestre dell’anno del 5,3% superata però dall’incremento dei consumi aumentati dell’8%. Trend molto positivo anche per le uova per le quali si registra un incremento della produzione del 2,3% sostenuto da una crescita dei consumi dell’8 per cento.
Questo sfasamento tra l’aumento della produzione inferiore all’incremento dei consumi sta provocando, altra novità quasi assoluta per il settore, l’incremento delle importazioni che sempre nei primi sei mesi del 2026 sono aumentate del 12,3% mentre le esportazioni sono parallelamente calate del 4,4% a conferma del fatto che occorre utilizzare le produzioni per soddisfare la domanda interna.
In volume il saldo dei conti con l’estero nonostante la crescita delle importazioni e il contemporaneo calo delle spedizioni resta tuttavia largamente positivo. In volume le importazioni sono passate da 60mila a 68mila tonnellate mentre esportazioni sono scese da 100mila tonnellate a 95mila.
«Carni avicole e uova stanno conoscendo un momento molto positivo – spiega il presidente di Unaitalia, Antonio Forlini -. I nostri prodotti per questioni salutistiche (rilevante apporto proteico con pochi grassi), economiche (per l’ottimo rapporto qualità-prezzo) e religiose (crescente presenza di immigrati di fede musulmana) stanno registrando un consistente incremento della domanda. Una crescita che ha tutta l’aria di non essere episodica». Il consumo pro capite di carne avicola nella Ue ha raggiunto i 29,3 chilogrammi con una crescita del +9,3% dal 2020, a fronte di un aumento della produzione del 5,6%. E per il futuro l’istituto Rabobank prevede una crescita dei consumi al tasso del +2% l’anno fino al 2032 mentre a livello globale si stima una crescita dei consumi del 25% entro il 2035. «La nostra principale sfida sarà quindi quella di attrezzarsi per rispondere con prodotto made in Italy alle richieste di nuove fette di consumatori», continua Forlini. E sotto questo profilo lo sforzo non potrà ricadere solo sulle spalle, comunque larghe, dell’industria delle carni avicole italiana.
«L’Italia parte da una posizione favorevole – dice ancora Forlini – quello di una filiera autosufficiente. È un patrimonio fondamentale che non va dato per scontato. Dobbiamo essere pronti a soddisfare questa richiesta in aumento producendo di più. Tuttavia, la vera sfida non è semplicemente rincorrere la domanda, ma ottimizzare sempre di più i processi produttivi. Noi ci impegneremo a continuare a produrre in modo competitivo e sostenibile, garantendo sicurezza alimentare, standard elevati e capacità di investimento. Servono quindi una programmazione chiara e politiche di lungo periodo. Ma serve anche una mano da Bruxelles che di fronte a un quadro regolatorio stringente e a costi di produzione in crescita deve almeno introdurre una forte semplificazione burocratica. Altrimenti sarà molto difficile assicurare in futuro elevati standard produttivi in presenza di costi elevati e burocrazia insostenibile».
Nel 2025 il fatturato complessivo del settore avicolo nazionale (carni e uova) ha registrato una crescita significativa, attestandosi a circa 9,74 miliardi di euro con una quota del 14,3% del giro d’affari che è realizzato sui mercati esteri. Nel dettaglio, il fatturato delle carni avicole è stimato in 6,02 miliardi di euro, mentre il comparto delle uova raggiunge i 3,73 miliardi di euro.
Le aziende agricole e di trasformazione nella filiera avicola sono circa 6.800 mentre gli addetti complessivamente impiegati sono circa 64mila, di cui 38.500 nella fase di allevamento e 25.500 in quella di trasformazione di carni e uova.
A questi si affianca un ampio indotto che include imprese mangimistiche, incubatoi e laboratori di ricerca e analisi, contribuendo a rafforzare ulteriormente il ruolo del comparto nell’economia agroalimentare italiana.
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