Caso Me contro Te e la denuncia dell’Antitrust: «I minori non sono un target commerciale»

Dal pomeriggio di lunedì 21 settembre il sito dei Me contro Te è “temporaneamente sospeso per interventi tecnici di aggiornamento e di ottimizzazione”. Questo blackout digitale arriva nel bel mezzo della tempesta legale che si sta abbattendo sulla società Me contro te s.r.l. Pochi giorni prima, il 14 settembre, l’associazione Consumerismo No profit ha depositato un ricorso al Tribunale delle imprese di Palermo chiedendo una azione inibitoria collettiva contro la coppia di creator e youtuber formata da Sofia Scalia (29) e Luigi Calagna (33).

Il ricorso non si concentra sui contenuti creativi, bensì attacca il loro modello di business digitale. L’ipotesi avanzata dall’associazione dei consumatori è quella di una pratica commerciale aggressiva e ingannevole, strutturata per monetizzare la vulnerabilità cognitiva di un pubblico composto quasi esclusivamente da bambini e preadolescenti.

“I minori non sono un target commerciale e chi costruisce con i bambini un rapporto di fiducia è obbligato a rispettare uno standard di diligenza rafforzato, ancora di più nel caso della coppia di creator Me contro te che vanta 7,31 milioni di iscritti su YouTube, 1,6 milioni di follower su Instagram e 3,5 milioni TikTok”, ha dichiarato il presidente Luigi Gabriele.

L’accusa evidenzia come all’interno dell’app e del sito ufficiale, ora offline, mancasse una netta separazione tra lo spazio ludico e quello commerciale, con inviti diretti all’acquisto (il cosiddetto call to action imperativo “Vai allo shop!”) che rimandavano a uno storefront Amazon tramite link di affiliazione, omettendo informazioni fondamentali come le condizioni di vendita, il recesso o la natura affiliata dei link stessi.

I minori, non avendo ancora sviluppato le strutture cognitive necessarie per distinguere l’intrattenimento dalla pubblicità, diventano facili bersagli di dinamiche parasociali. Questa fiducia incondizionata verso i creator si traduce nel fenomeno noto nel marketing come pester power: la pressione assillante ed emotiva che il bambino esercita sul genitore fino a spingerlo all’acquisto.

Oltre alle presunte violazioni del Codice del Consumo, il fascicolo depositato – notificato anche alla Procura della Repubblica di Trapani – ipotizza gravi falle sul fronte della privacy: dalla raccolta di dati e comportamenti di gioco dei minori in assenza di verifica dell’età e del consenso genitoriale, fino a un’informativa sul trattamento dei dati giudicata obsoleta e contraddittoria.

Le criticità del modello di business erano già state segnalate da Consumerismo lo scorso 9 giugno all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) e al Garante della Privacy. Negli ultimi due anni, il mercato dell’influencer marketing italiano sta attraversando una fase di transizione: da una deregolamentazione assoluta a un settore sottoposto a crescente monitoraggio da parte delle autorità. Il parallelismo normativo corre rapidamente al 2023, quando la medesima Autorità sanzionò duramente il caso Balocco-Ferragni.

Sebbene le fattispecie siano profondamente diverse (lì si contestava l’ingannevolezza legata a finte campagne di beneficenza, qui si contesta l’esortazione diretta all’acquisto rivolta ai minori e l’opacità dei link commerciali), il minimo comune denominatore resta la necessità di imporre trasparenza e responsabilità d’impresa a chi muove capitali milionari sfruttando la propria influenza digitale. La società della coppia, del resto, registra numeri da grande impresa: 29 milioni di euro di patrimonio, 4 milioni di ricavi e utili per 1,7 milioni previsti per il 2025.

A complicare il quadro reputazionale dei Me contro Te si è aggiunta la recente controversia legata al loro matrimonio-evento, celebrato lo scorso 5 settembre all’Unipol Dome di Milano davanti a circa seimila ospiti paganti (con biglietti tra i 48 e i 110 euro). Di fronte alle numerose analisi critiche emerse sul web – tra cui quella del creator “Sbortus” – il team legale della coppia ha reagito inviando copyright strike (segnalazioni per violazione del diritto d’autore) per far rimuovere i video da YouTube. Come evidenziato anche da giuristi ed esperti di diritto delle nuove tecnologie come Guido Scorza,

l’utilizzo del diritto d’autore come strumento di censura rappresenta una forzatura pericolosa. L’articolo 70 della legge sul diritto d’autore (L. 633/1941) tutela esplicitamente la libera riproduzione di brevi estratti di un’opera quando questa avviene per finalità di critica o discussione. Trasformare un matrimonio in un evento commerciale pubblico e lucrativo espone inevitabilmente al giudizio dell’opinione pubblica. Inviare notifiche automatiche alle piattaforme per silenziare chi esercita un legittimo diritto di critica evidenzia una sproporzione di forze a danno dei creator più piccoli, e solleva l’urgenza di rivedere i meccanismi di moderazione delle Big Tech, fin troppo inclini ad assecondare le richieste di rimozione per evitare responsabilità solidali.

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