Cbam, per le imprese è decisivo il dialogo con i fornitori

Per misurare i costi servono dati puntuali lungo la filiera produttiva

Dal 1° gennaio 2026 il Cbam richiede l’impostazione di un processo interno articolato, da costruire con anticipo, in modo adeguato rispetto agli impatti i termini di costo, rischi ed oneri amministrativi delle singole realtà.

Il primo fronte riguarda l’analisi d’impatto. Le imprese dovranno misurare il costo del Cbam dei prodotti importati, simulando gli effetti dell’applicazione dei default values (valori predefiniti) oppure, ove praticabile, degli actual values (valori reali). Il confronto tra i due scenari sarà essenziale per comprendere il costo potenziale del meccanismo. Per i default, l’esercizio è più facile, essendo sufficiente l’applicazione dei parametri forniti dalla Commissione (peraltro, recentemente integrati e corretti). Punto critico: la definizione dell’origine non preferenziale dei beni in base alle regole in materia stabilite dalla legislazione unionale.

Sappiamo, però, che i default values forniscono dati peggiorativi. Di contro, gli actual values richiedono un grande impegno: è infatti necessario l’impegno del gestore dell’impianto extra-Ue di produzione a impostare una corretta procedura di monitoraggio e verifica, di ingaggiare tempestivamente un verificatore accreditato ed organizzare sopralluogo e controlli in tempo utile per i dichiarativi del 30 settembre.

Solo dal 1° settembre è possibile conseguire la qualifica di verificatore accreditato (al 24 settembre si contava solo un verificatore iscritto) e, solo nello scorso mese di agosto, sono state rilasciate le Guidance della Commissione utili per gestori extra-Ue e verificatori. In altri termini, chi vuole ottenere la certificazione delle emissioni del 2026 in tempo utile, deve correre.

Parallelamente, dal 1° gennaio 2026, andrà affrontato il tema dell’accantonamento del costo Cbam in bilancio e definire, caso per caso, se sia possibile utilizzare gli actual values ancora non certificati.

Un altro passaggio cruciale riguarda la soglia di esenzione di 50 tonnellate. A partire dal 31 marzo 2026, gli operatori dovranno monitorarne con continuità l’eventuale superamento, così da attivarsi immediatamente per la richiesta dello status di Dichiarante autorizzato, poiché l’autorizzazione può richiedere fino a 120 giorni.

Da febbraio 2027 prenderà avvio l’acquisto dei certificati Cbam riferiti alle importazioni effettuate nel 2026. Allo stesso tempo, per l’annualità 2027 gli operatori dovranno organizzarsi per rispettare l’obbligo di acquistare e detenere, alla fine di ogni trimestre sul conto Cbam, certificati in misura almeno pari al 50% delle emissioni incorporate maturate.

Il calendario si chiude, per l’esercizio 2026, con una scadenza centrale: entro il 30 settembre 2027 dovrà essere predisposta e trasmessa la dichiarazione annuale Cbam e, contestualmente, sarà necessario restituire i certificati acquistati a copertura delle emissioni incorporate nei beni importati nel 2026.

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