Centrodestra, laboratorio Calabria. Ecco perché le suppletive sono un test

Il 27-28 settembre si voterà per eleggere il deputato chiamato a sostituire Cannizzaro, eletto sindaco a Reggio Calabria. In corsa anche l’ex capogruppo Fi passato con Vannacci

Chi avrebbe mai detto che la sicura Calabria, roccaforte di Forza Italia, sarebbe diventata uno stress test che impensierisce il centrodestra? Effetto Vannacci, uno dei tanti. Perché il 27 e il 28 settembre i cittadini del collegio uninominale 05 della Camera – Reggio Calabria sono chiamati a votare il deputato che sostituirà in Parlamento Francesco Cannizzaro, l’azzurro eletto sindaco della città. In altri tempi una partita vinta a tavolino, oggi un primo esperimento per capire se Futuro nazionale può realmente dare filo da torcere alla maggioranza.

L’elemento imprevisto si chiama Domenico Giannetta, ha il volto rassicurante di un medico e una lunga esperienza politica nelle file di Forza Italia, con cui nel 2021 fu rieletto in Consiglio regionale con oltre 10mila preferenze e per cui è stato capogruppo fino a fine agosto, quando è stato scelto come candidato per la Camera da Futuro nazionale. Con un doppio smacco: l’addio al partito che rappresentava e il passaggio a chi, da destra, sta erodendo voti alla coalizione. Giannetta, infatti, insidia proprio il candidato del centrodestra, Fabio Roscioli, non uno qualunque: è amministratore nazionale del partito, storico avvocato di Fininvest e molto stimato dalla famiglia Berlusconi. Insieme a loro corrono Frank Benedetto, espressione del campo largo, e Francesco Toscano, sostenuto dal simbolo Democrazia Sovrana Popolare.

A dare la misura della gravità dello strappo sono state le parole a caldo del governatore azzurro Roberto Occhiuto, che certamente non sono state tenere. Prima ha decretato l’uscita di Giannetta dalla maggioranza in Regione e poi ha tuonato: «Il mio governo regionale non ha nulla a che spartire con chi sceglie Roberto Vannacci». Nel mirino i «mercenari e i traditori» che cavalcano i «populismi».

La presidente dei senatori di Fi, anche lei molto vicina ai figli del Cavaliere, Marina e Pier Silvio, ha rincarato la dose in un’intervista a Repubblica del 9 settembre: Vannacci – è la tesi – «allo stato fa la quinta colonna della sinistra in parlamento come alle suppletive di Reggio Calabria. Da questo punto di vista è simile all’Afd che in Germania guarda ai rossobruni che sostengono Sahra Wagenknecht».

Era stato proprio il generale a evocare in tutt’altro senso il voto tedesco dalle pagine del Fatto, proclamando che «Reggio Calabria sarà la nostra Sassonia-Anhalt. Puntiamo a vincere. Forza Italia ha candidato un avvocato romano che non ha mai visto lo Stretto, catapultato lì dalla famiglia Berlusconi. Noi invece abbiamo un medico che fa politica lì da anni e che tutti conoscono».

Alla maggioranza impegnata a rifiutare ogni analogia con la Germania e a ragionare sulla data del voto e alla stessa premier Giorgia Meloni non sfugge certamente la furbizia della mossa, ossia l’aver pescato un profilo moderato per disturbare il centrodestra nella Regione dove da anni vince il centrismo in salsa azzurra. Tutto accade mentre l’ultimo sondaggio Noto per Porta a porta certifica il sostanziale appaiamento nazionale tra le due coalizioni (al 41,5%) facendo materializzare il rischio pareggio con la nuova legge elettorale. E mentre Vannacci ha per la prima volta messo sul tavolo l’offerta di un’alleanza su pochi punti programmatici, con un patto sul cronoprogramma di legislatura. Una provocazione, secondo meloniani e alleati, a cui per ora nessuno si sogna di rispondere. Nella consapevolezza che la guerra ai fianchi scatenata dal generale è soltanto alle prime battute.

Ufficialmente nessuno si dice spaventato. In quel territorio Forza Italia viaggia da decenni a doppia cifra, con percentuali bulgare. Per questo l’analisi del voto si preannuncia attentissima. Perché se gli azzurri dovessero franare laddove sono più forti le conseguenze a livello nazionale potrebbero essere deflagranti. I voti veri saranno una prova del nove, soprattutto per chi oggi – e nella maggioranza sono in tanti – sostiene che i sondaggi siano inattendibili e stiando gonfiando Vannacci. Senza contare il secondo effetto collaterale possibile: il fuggi fuggi verso Fn che una buona affermazione di Giannetta potrebbe innescare.

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