
Giorgia Meloni ha commentato su X la lettera che Italia e Danimarca hanno promosso ai vertici dell’Unione europea sulla crisi di Ceuta, sottoscritta in tutto da 22 capi di Stato e di governo
«È un segnale importante». Con questa formula Giorgia Meloni ha commentato su X la lettera che Italia e Danimarca hanno promosso ai vertici dell’Unione europea sulla crisi di Ceuta, sottoscritta in tutto da 22 capi di Stato e di governo.
Per la premier non si tratta soltanto di una risposta all’emergenza in atto, ma della conferma di un percorso politico rivendicato da anni: «La linea che l’Italia sostiene da tempo è oggi condivisa da un numero sempre maggiore di Nazioni europee».
Il contesto in cui arriva la rivendicazione è quello di una crisi migratoria tra le più gravi degli ultimi anni: diciotto morti nel tentativo di raggiungere l’enclave spagnola a nuoto, un autobus e sette veicoli incendiati durante gli scontri con le forze dell’ordine, decine di migliaia di attraversamenti in poche settimane.
Meloni ha scelto di muoversi su due piani paralleli. Sul primo, quello bilaterale con Madrid, il governo italiano ha disposto la sospensione temporanea della libera circolazione Schengen con la Spagna, decisione che ha provocato la convocazione dell’ambasciatore italiano da parte della Farnesina spagnola per protesta.
Sul secondo piano, quello multilaterale, la premier ha promosso insieme all’omologa danese Mette Frederiksen l’iniziativa diplomatica che porta la sua linea sui rimpatri e sul contrasto ai trafficanti dentro una lettera collettiva firmata da 22 Paesi — tra cui Germania, Paesi Bassi, Austria, Belgio, Grecia, Polonia, Svezia e Finlandia — ma non da Spagna e Francia.
Nel testo della lettera, indirizzata al presidente del Consiglio europeo Costa, alla presidente della Commissione von der Leyen e al presidente di turno del Consiglio Ue Micheál Martin, i firmatari chiedono la convocazione urgente di una videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea coordinata.
È lo stesso impianto argomentativo che Meloni ripropone nel suo post: rafforzamento delle frontiere esterne, contrasto ai trafficanti, rimpatri più efficaci ed eliminazione dei fattori che incentivano nuovi ingressi illegali — un riferimento, quest’ultimo, che nella lettera si traduce nella critica esplicita alle regolarizzazioni di massa, e che riporta la polemica sulla sanatoria da mezzo milione di persone varata dal governo Sánchez, pur senza citarla direttamente.
La seconda parte del messaggio di Meloni sposta il piano dal merito dei rimpatri a quello dei principi: «La difesa delle frontiere esterne dell’Unione non è l’interesse di una singola Nazione. È una responsabilità comune dell’Europa». Una formula che capovolge l’accusa mossa in questi giorni da Madrid a chi, come l’Italia, ha reagito con la sospensione di Schengen: per la premier non è l’iniziativa italo-danese a mettere in discussione la solidarietà europea, ma l’assenza di una risposta comune tempestiva.
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