
Dopo la corsa ai modelli più potenti, OpenAI e Anthropic cambiano strategia: piattaforme, agenti e servizi alle imprese diventano il vero terreno di scontro. Vince chi produce più valore per euro speso, non chi risponde meglio a una domanda.
Dopo la corsa ai modelli più potenti, OpenAI e Anthropic cambiano strategia: piattaforme, agenti e servizi alle imprese diventano il vero terreno di scontro. Vince chi produce più valore per euro speso, non chi risponde meglio a una domanda.
Per due anni la competizione nell’intelligenza artificiale è stata una gara di cavalli. Ogni pochi mesi arrivava un modello più potente del precedente. Oggi la corsa sembra cambiata. La domanda non è più quale chatbot scrive meglio un testo, ma quale sistema riesce a sostituire una parte del lavoro umano al costo più basso.
Da una parte c’è ChatGPT Sol, il modello di punta di OpenAI. Dall’altra Claude Fable 5, la risposta di Anthropic. Entrambi promettono di lavorare come assistenti autonomi: leggono documenti, scrivono codice, analizzano dati, usano strumenti e completano attività complesse. Ma seguono strategie diverse.
Il punto di forza di Sol è l’ecosistema. OpenAI sta trasformando ChatGPT in una piattaforma che integra ricerca, scrittura, programmazione e agenti software. L’obiettivo è trattenere utenti e aziende dentro un unico ambiente di lavoro. Il modello diventa il motore di una suite produttiva. È la stessa evoluzione che ha trasformato il browser in sistema operativo.
Anthropic punta invece sulla qualità del lavoro professionale. Claude Fable 5 è stato progettato soprattutto per sviluppatori, ricercatori e imprese che chiedono autonomia nei progetti lunghi. Il modello interviene meno spesso per chiedere conferme e mantiene una buona continuità di ragionamento. È una caratteristica apprezzata nello sviluppo software e nell’analisi di grandi archivi documentali.
La differenza emerge anche nei prezzi. Sol costa 5 dollari per milione di token in ingresso e 30 in uscita. Fable 5 richiede rispettivamente 10 e 50 dollari. Per un’azienda che utilizza ogni mese centinaia di milioni di token la distanza diventa significativa. Un progetto che con Sol costa circa 1.100 dollari può superare i 2.000 con Claude. Il prezzo, però, racconta solo una parte della storia. Se un modello conclude un’attività al primo tentativo mentre un altro richiede più interventi umani, il conto finale può ribaltarsi.
Entrambi mostrano punti deboli. OpenAI paga la crescente complessità della propria offerta. Tra modelli, modalità operative e strumenti, la piattaforma rischia di perdere quella semplicità che aveva decretato il successo iniziale. Anthropic, invece, è stata criticata per filtri di sicurezza troppo rigidi, soprattutto in ambiti come cybersicurezza e ricerca scientifica, dove alcuni utenti hanno lamentato limitazioni poco trasparenti.
Il cambiamento più interessante riguarda però il modello di business. La prima stagione dell’intelligenza artificiale era fondata sugli abbonamenti premium e sulle API vendute agli sviluppatori. Oggi il baricentro si sposta verso i servizi alle imprese. OpenAI affianca alle licenze team di consulenza per integrare gli agenti nei processi aziendali. Anthropic rafforza la presenza nei grandi cloud e propone formule a consumo per i modelli più avanzati. L’intelligenza artificiale assomiglia sempre meno a un software da acquistare e sempre più a un’infrastruttura da gestire.
Intanto cresce una nuova pressione competitiva. I modelli open source e quelli cinesi riducono rapidamente il divario qualitativo offrendo prezzi inferiori. Se questa tendenza continuerà, l’intelligenza artificiale rischia di trasformarsi in una commodity. In quel caso il vantaggio competitivo non sarà il modello migliore, ma la capacità di costruire servizi, applicazioni e relazioni con i clienti.
La vera sfida, insomma, non è più dimostrare chi possiede l’algoritmo più brillante. È convincere le imprese che un lavoratore digitale produce più valore di quanto costa. Come in ogni rivoluzione industriale, alla fine non vince la macchina più sofisticata. Vince quella che rende più conveniente il lavoro.
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