
El-Sayed ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan affermandosi come uno dei principali esponenti dell’ala progressista del partito
A 41 anni Abdul El-Sayed è diventato uno dei nuovi volti della sinistra americana. Medico, esperto di sanità pubblica, ex funzionario dell’amministrazione di Detroit e commentatore televisivo, il democratico ha conquistato le primarie del Michigan per il Senato imponendosi come il candidato dell’ala progressista del partito.
La sua vittoria rappresenta non solo un successo personale, ma anche un segnale politico: la base democratica ha premiato un candidato apertamente critico nei confronti dell’establishment di Washington e delle lobby tradizionalmente influenti nel partito, tra cui l’American Israel Public Affairs Committee (Aipac), che aveva sostenuto la sua avversaria, Haley Stevens.
Se dovesse vincere anche le elezioni di novembre, El-Sayed diventerebbe il primo senatore musulmano della storia degli Stati Uniti, un traguardo simbolico destinato ad avere un forte impatto sulla rappresentanza politica americana.
Nato ad Ann Arbor, in Michigan, nel 1985, El-Sayed è figlio di immigrati egiziani. È cresciuto in una famiglia musulmana e l’arabo è stata la sua prima lingua. Racconta spesso che l’esperienza dell’infanzia e dell’adolescenza gli ha insegnato cosa significhi sentirsi un outsider: dopo gli attentati dell’11 settembre fu bersaglio di insulti e discriminazioni anti-arabe, episodi che ancora oggi cita come uno degli elementi che hanno plasmato la sua visione politica. Nei suoi comizi insiste frequentemente sull’idea che gli Stati Uniti siano un Paese capace di offrire enormi opportunità, ma che troppo spesso non riesca a garantire le stesse possibilità a tutti i suoi cittadini.
Prima di entrare nella politica elettorale ha costruito la propria carriera nel settore della salute pubblica. Medico di formazione, è stato direttore del Dipartimento della Salute della città di Detroit, occupandosi di disuguaglianze sanitarie, prevenzione e accesso alle cure. Quell’esperienza amministrativa è diventata uno dei pilastri della sua narrazione politica: El-Sayed ama presentarsi come un tecnico prestato alla politica, capace di affrontare problemi concreti piuttosto che limitarsi agli slogan. Nel corso degli anni è stato anche commentatore della CNN e ha condotto un podcast, sviluppando una notevole capacità comunicativa che molti considerano uno dei suoi principali punti di forza.
Il suo debutto sulla scena politica nazionale risale al 2018, quando si candidò alla carica di governatore del Michigan. Anche allora rappresentava l’ala progressista del Partito democratico e ricevette il sostegno di Alexandria Ocasio-Cortez, ma fu sconfitto da Gretchen Whitmer, esponente dell’area moderata che avrebbe poi conquistato il governatorato. Guardando a quella esperienza, El-Sayed ha dichiarato che il suo messaggio era arrivato troppo presto: secondo lui, già allora sosteneva che l’elezione di Donald Trump non fosse un incidente della storia, ma il sintomo di un sistema politico percepito come sbilanciato a favore delle élite. Oggi ritiene che quella lettura sia diventata molto più condivisa tra gli elettori democratici, sempre più orientati verso candidati disposti a sfidare apertamente lo status quo.
El-Sayed è uno degli esponenti più riconoscibili della sinistra democratica. Sostiene un sistema sanitario universale, l’abolizione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), una profonda revisione delle politiche migratorie e la fine degli aiuti militari americani a Israele. È inoltre uno dei critici più espliciti dell’Aipac, organizzazione considerata tra le più influenti nella politica estera statunitense. Queste posizioni gli hanno garantito un forte sostegno tra gli elettori progressisti, in particolare tra i giovani e tra chi ha contestato la linea dell’amministrazione Biden sulla guerra a Gaza. Tra i suoi principali sponsor politici figurano Bernie Sanders e Ocasio-Cortez, che ha investito personalmente nella sua campagna ritenendolo il candidato con maggiori possibilità di mobilitare la base democratica. Allo stesso tempo El-Sayed ha cercato di smarcarsi dall’etichetta di socialista, definendosi invece un capitalista convinto della necessità di un mercato regolato e di uno Stato più presente nella tutela dei diritti sociali.
La sua capacità di comunicazione è spesso indicata come una delle ragioni del suo successo. Avversari e alleati gli riconoscono talento oratorio, anche se lo accusano di ricorrere frequentemente ad attacchi personali. Durante le primarie ha definito la deputata Haley Stevens una candidata priva di una vera identità politica e l’ha descritta come “la candidata meno capace d’America”, contribuendo ad alzare notevolmente il livello dello scontro interno al Partito democratico. La stessa Stevens lo ha liquidato come un “candidato celebrità”, accusa che El-Sayed ha respinto ricordando i suoi anni di lavoro nell’amministrazione pubblica di Detroit e della Wayne County.
Non sono mancate le polemiche. Durante la campagna elettorale è apparso più volte accanto allo streamer Hasan Piker, una delle figure più popolari della sinistra online americana e tra i più duri critici del governo israeliano. Alcune organizzazioni ebraiche e diversi esponenti democratici hanno accusato Piker di antisemitismo, accuse che lui respinge. El-Sayed ha difeso la collaborazione sostenendo che i Democratici non possano ignorare il pubblico raggiunto da questi nuovi comunicatori digitali e che il partito dovrebbe imparare la lezione delle cosiddette “cancel culture wars”, aprendosi a interlocutori diversi da quelli tradizionali.
La vittoria nelle primarie del Michigan rappresenta il punto più alto della sua carriera politica e lo proietta sulla scena nazionale come uno dei leader della nuova generazione progressista. Per El-Sayed, il test decisivo arriverà alle elezioni di novembre, quando dovrà dimostrare che un programma fortemente progressista può conquistare anche l’elettorato moderato di uno degli stati più contesi degli Usa.
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