
Il rapporto presentato a Rimini, a Ecomondo evidenzia che dal 1990 il settore ha ridotto i gas serra del 73%. Il presidente di Federchimica Buzzella: «La transizione non si fa senza industria ed è impossibile senza chimica»
Quando si parla di transizione energetica non si può prescindere dal fatto che il 95% dei manufatti contiene elementi chimici e quindi la chimica non solo è un settore indispensabile, ma può essere anche trainante per la transizione ecologica. Parlando dell’Italia, come ha messo in luce il 32° Rapporto Responsible care Federchimica, presentato ieri a Rimini – dove in questi giorni è in corso la Fiera Ecomondo -, il settore ha già ampiamente superato gli obiettivi europei al 2030 sulle emissioni. Dal 1990 l’industria chimica ha ridotto i gas serra del 73% ed è impegnata a sviluppare modelli economici circolari. Questo valore pone il settore già in linea con l’obiettivo europeo di un taglio del 55% entro i prossimi 4 anni. Nel 2024, le emissioni dirette in Italia erano 8,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, il 2,5% del totale nazionale (erano il 6% nel 1990). Considerando le emissioni dirette e indirette, l’industria chimica ha ridotto i propri impatti sui cambiamenti climatici del 74%. In termini di economia circolare, il riciclo è la prima modalità di destinazione dei rifiuti (49%), in significativo aumento rispetto al 2015 (23%).
L’impegno e i risultati del settore diventano quindi centrali per migliorare l’impatto ambientale, come ha sintetizzato il presidente di Federchimica, Francesco Buzzella: «La transizione non si fa senza industria ed è impossibile senza chimica. Lo sviluppo è sostenibile se crescono la ricchezza, il benessere e le tutele sociali, a fronte di una riduzione del consumo delle risorse e degli impatti sull’ambiente». In particolare, come ha detto Fabio Viola, presidente del Programma Responsible care Federchimica, presentando i dati, nel 2025 l’industria chimica italiana ha generato un valore della produzione pari a 60 miliardi di euro. Di questi, il 90,8% (54,4 miliardi di euro) viene distribuito agli stakeholder sotto forma di acquisti di beni e servizi, spese per il personale e imposte versate alla pubblica amministrazione. Il settore contribuisce al bilancio pubblico e all’offerta di servizi ai cittadini, versando tributi per 1,1 miliardi di euro, ai quali si aggiungono quasi 2,3 miliardi di euro in imposte e oneri sociali, connessi alle spese per il personale.
La chimica italiana, da anni, vanta una posizione di leadership nella sicurezza e salute nei luoghi di lavoro: l’incidenza degli infortuni è inferiore del 36% rispetto alla media manifatturiera. Il numero degli infortuni, a parità di ore lavorate, è diminuito del 44% dal 2010 e dell’80% rispetto al 1990. A questo proposito, intervenendo alla presentazione, il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, ha spiegato che «la pluriennale collaborazione tra Inail e Federchimica, sin dal 2006, [...]

