Chimica verde, sindacati in pressing sul Governo per rilanciare Porto Torres

Al centro c’è il programma siglato nel 2011 con cui si prevedeva la nascita del polo della chimica verde con un investimento di 450 milioni di euro

Subito un accordo di programma per rilanciare il progetto della Chimica verde nel polo industriale di Porto Torres vicino a Sassari. Ossia, la seconda vita del polo industriale in cui ha operato per decenni la chimica pesante ormai considerata «capitolo chiuso». Ad andare in pressing con il Governo, il giorno dopo l’incontro «interlocutorio» al Mimit, sono le organizzazioni sindacali. Al centro c’è il programma, siglato nel 2011, con cui si prevedeva la nascita del polo della chimica verde con un investimento di 450 milioni di euro, oltre 200 addetti diretti e poco meno di un centinaio per l’indotto che vede partecipare l’Eni con le sue aziende controllate.

«A questo punto è necessario che il Governo agisca con atti concreti – dice Francesco Garau, segretario regionale della Filctem – perché, di tempo se ne è perso abbastanza ed è necessario dare gambe al programma realizzato, sino a oggi, solo per un terzo».

Il piano punta alla produzione di “polimeri, additivi e lubrificanti bio (bioplastiche e biofiller) su scala industriale «con produzioni di 100-120 mila tonnellate anno».

Attualmente sono operativi solo due impianti P01 per la produzione di monomeri bio da olio di girasole e P02 per lubrificanti bio da acido pelargonico. Quindi la richiesta affinché si riparta con il programma siglato nel 2011. «Nel 2019 c’è stata la legge Draghi che ha [...]

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