Da una parte i rincari che si fanno sentire, dall’altra l’attenzione agli sprechi e un obiettivo: ridurre al massimo il volume di cibo non consumato e da buttare. Sono due dei punti che caratterizzano la giornata mondiale dell’alimentazione per cui numerose associazioni, oltre che istituzioni proprio oggi puntano l’attenzione.

In Italia, osservano da Greenpeace, «l’inflazione colpisce soprattutto i prodotti freschi». «Da dati Isme emerge come i prezzi degli ortaggi tra cui zucchine, pomodori, peperoni e insalata – sottolineano – abbiano registrato aumenti dei prezzi alla produzione tra il 40% e il 90% rispetto al 2025. Ma a gravare sulle tasche dei consumatori sono anche i rincari lungo la filiera, che possono superare il 400% nel caso di carote, uva o melanzane».

Uno dei punti su cui si cerca di fare leva in questa giornata è quello che riguarda la lotta agli sprechi. E quindi l’invito a evitare di buttare il cibo non consumato, anche alla luce dei dati che riguardano lo scenario internazionale.

L’analisi diffusa da Coldiretti su dati del Centro Studi di che nel mondo una persona su tre non può permettersi un pasto adeguato a causa degli effetti economici causati da guerre e cambiamenti climatici, facendo venir meno un fondamentale diritto dell’uomo, quello dell’accesso a un cibo buono e sano. «Nel suo ultimo rapporto sulle crisi alimentari la Fao – ricorda la confederazione – ha evidenziato come circa il 56% della grave insicurezza alimentare acuta sia da imputare in modo diretto o indiretto a guerre, [...]

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