
La proposta della Lega introduce nuovi divieti per gli stranieri nati in Italia condannati per alcuni reati e amplia i casi di revoca. Per matrimonio e naturalizzazione si estende l’obbligo di dimostrare almeno il livello B1 di italiano. Previsto anche il giuramento in italiano
Condanne per terrorismo, spionaggio e altri reati potranno chiudere la strada alla cittadinanza agli stranieri nati in Italia. Per matrimonio e naturalizzazione, anche chi ha firmato l’accordo di integrazione o ha il permesso Ue di lungo periodo dovrà documentare un italiano almeno di livello B1.
È la stretta proposta da Igor Iezzi (Lega), relatrice Simona Bordonali, che arriva oggi per il voto alla Camera. Il testo amplia anche i reati che fanno perdere la cittadinanza già ottenuta.
La proposta è stata accolta dal leader della Lega Matteo Salvini, che giovedì scorso ha voluto precisare che la norma rappresenta una «battaglia», una «proposta della Lega non solo per togliere la cittadinanza e il permesso di soggiorno agli stranieri che commettono gravi reati ma per non darla ai minorenni che vengono arrestati per spaccio di droga, perché noi vogliamo le persone per bene, non gli spacciatori».
Oggi lo straniero nato in Italia, con residenza regolare e ininterrotta fino ai 18 anni, può diventare italiano con una dichiarazione da presentare, di regola, entro i 19.
La proposta aggiunge il blocco per i reati contro lo Stato e i diritti politici puniti con il carcere e per quelli che comportano la revoca della cittadinanza. Per produzione, traffico e detenzione illecita di droga, anche in forma associata, o per reati aggravati da discriminazione o odio etnico, nazionale, razziale o religioso, serve una condanna a più di tre anni di carcere.
La pena sospesa non blocca l’acquisto se, nei termini della sospensione, non sono stati commessi altri reati. La riabilitazione elimina l’ostacolo. Chi è imputato per questi reati deve aspettare la sentenza definitiva. Per queste pratiche il termine diventa di due anni dalla domanda, prorogabili a tre.
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