
I dati mostrano aziende in calo: sono 700 in meno – Solo per le vongole di mare 100 imbarcazioni sono ferme da ottobre 2024 a reddito zero
La tempesta perfetta – fatta di caro gasolio, emergenza climatica e presenza crescente di specie aliene – sulla pesca del nord -est. L’impatto è tale che l’intera bilancia commerciale italiana di settore mostra una inversione di tendenza in segno negativo, con un aumento delle importazioni da Paesi esteri. Una questione arrivata all’attenzione del Parlamento europeo, che – dal 21 al 23 settembre scorso – ha inviato una delegazione a visitare le comunità di pescatori di Chioggia, laguna di Scardovari, Goro, Cesenatico e Ancona, per comprendere le esigenze dei pescatori e dei produttori.
Al centro della missione i dati di un momento storico che vede sommarsi gli effetti dell’impennata dei prezzi del carburante, nonostante qualche intervento di mitigazione, e del crescente numero di episodi di morìa di molluschi causati dall’aumento delle temperature nei delicati ecosistemi dell’Alto Adriatico, un bacino per sua natura poco profondo e semichiuso, caratterizzato da un indice di bassa salinità e da un forte afflusso di acqua dolce proveniente da fiumi come il Po, che lo rendono una delle zone più produttive – ma anche soggette a eutrofizzazione – del Mediterraneo.
Le organizzazioni delle parti interessate, tra cui i rappresentanti dei pescatori di Chioggia, del delta del Po, di Cesenatico e di Ancona, hanno espresso le loro preoccupazioni e i deputati hanno inoltre valutato i danni causati dall’invasione del granchio blu nonché constatato la resilienza di un settore che cerca di creare una filiera per questa specie invasiva per portarla sul mercato. Durante la missione è stata garantita la rappresentanza degli stakeholder, tra cui, tra gli altri, Copa-Cogeca, Confcooperative Fedagripesca, Legacoop Agroalimentare-pesca, Coldiretti Pesca, Federpesca, i produttori di vongole, gli operatori dell’acquacoltura e altri sindacati dei pescatori. La capodelegazione francese Isabelle Le Callennec (Ppe) ha detto: «Al nostro ritorno a Bruxelles, esorteremo nuovamente la Commissione e il Consiglio a rivedere la politica comune della pesca, in particolare per quanto riguarda aspetti problematici quali gli obblighi di sbarco, il concetto di capacità di pesca, i controlli onerosi, la burocrazia, le quote, la concorrenza sleale e la pesca illegale da parte di Paesi terzi. Ci impegneremo per garantire le risorse del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (Emfaf) sia nell’attuale bilancio che in quello a lungo termine dell’Ue, al fine di consentire al settore e alle regioni di adattarsi alle diverse sfide che devono affrontare, tra cui i prezzi del carburante, le specie invasive, i cambiamenti climatici e la modernizzazione e il rinnovo della flotta. Solo soddisfacendo queste condizioni potremo garantire che i professionisti del settore possano guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro e assicurare il ricambio generazionale».
Si possono distinguere due sistemi produttivi e ambientali: la pesca in mare e quella nelle lagune (di Venezia, Rosolina, Scardovari, Caorle). In mare si pesca a strascico, con le reti fisse e con le draghe idrauliche, in laguna si pratica la molluschicoltura e si pesca con le reti fisse. Le principali marinerie – dove è presente un porto di pescherecci, un mercato ittico e operatori professionali di pesca – vedono al vertice Venezia, il cui mercato ha un fatturato di 70 milioni, seguito da Chioggia (40) e Porto Tolle (18). «Complessivamente contiamo 3.700 imprese ittiche, con una media di 1,5 addetti – spiega Antonio Gottardo, responsabile del settore agroalimentare-ittico di Legacoop [...]
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