Clima, gestori di patrimoni preoccupati per gli effetti di El Niño

Il gruppo di asset management T. Rowe Price mette in guardia sulle conseguenze economiche di probabili eventi climatici di forte intensità in autunno

La possibilità che si verifichi un evento climatico di forte intensità tra l’autunno e l’inverno è superiore al 90 cento. Tutto ciò a causa del fenomeno El Niño, che potrebbe comportare rischi di investimento anche se bisogna capire come la disruption meteorologica si trasmette all’inflazione, alla crescita, alle finanze pubbliche e ai mercati. Ad ogni modo merita attenzione l’alert del gruppo di asset management Usa T. Rowe Price, realizzato dal Cfa director of research for responsible investing, Tongai Kunorubwe. Prende spunto dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) degli Stati Uniti secondo cui c’è una possibilità del 75% che il solo trimestre ottobre-dicembre superi l’intensità di qualsiasi El Niño registrato dal 1950 a oggi.

Un evento di forte intensità, ha spiegato Kunorubwe, «non implica che ogni Paese subirà uno shock grave. L’impatto economico e finanziario dipenderà da dove e quando si manifesteranno le anomalie meteorologiche, oltre che dalla capacità delle singole economie di assorbirle. Di conseguenza, El Niño dovrebbe essere interpretato come un fattore di maggiore differenziazione tra i mercati sovrani». Dunque, come si legge nell’analisi, un fenomeno intenso non è sinonimo di shock.

Tuttavia sulla base delle analisi portate avanti da T. Rowe Price in collaborazione con la Johns Hopkins University «siccità, calore estremo o precipitazioni insolitamente intense possono compromettere la produzione agricola, gli afflussi nei bacini idrici, la generazione idroelettrica, le infrastrutture e le catene di fornitura. Tali shock fisici possono a loro volta incidere sui prezzi alimentari ed energetici, sulla crescita economica, sul commercio e sulle finanze pubbliche, prima di ripercuotersi definitivamente sulla politica monetaria, sulle valute, sui tassi d’interesse locali e sugli spread sovrani. Quando El Niño è associato a condizioni di caldo estremo, il canale di trasmissione può estendersi oltre il comparto agricolo. Una maggiore domanda di raffreddamento può mettere sotto pressione le reti elettriche e far salire i costi operativi, mentre lo stress da calore rischia di ridurre la produttività».

Secondo il programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, El Niño potrebbe portare entro il 2027 a un aumento di persone in «grave insicurezza alimentare»: si stima che l’incremento potrebbe essere di 49 milioni di individui, concentrati in 45 Paesi già considerati a rischio. «Le politiche pubbliche – ha osservato Kunorubwe – possono assorbire, amplificare o redistribuire lo shock. Importazioni alimentari supplementari possono sostenere la disponibilità interna, ma al contempo appesantiscono la bolletta delle importazioni e, a parità di altre condizioni, gravano sul saldo con l’estero. I sussidi possono attenuare la trasmissione dei prezzi nel breve termine, ma aumentano i costi fiscali o quasi-fiscali. Il ricorso alle riserve valutarie può sostenere le importazioni, riducendo tuttavia i buffer di protezione finanziaria con l’estero. Per gli investitori, la questione non è quindi semplicemente se i governi intervengono, ma dove andranno da ultimo a gravare i costi economici e finanziari».

E’ interessante l’approfondimento di T. Rowe Price sul cacao. Si spiega infatti che El Niño «può aumentare il rischio di una minore produzione di cacao in Africa occidentale, ma ciò non implica che ci sarà un altro shock dei prezzi simile a quello del 2023-2024». L’esito infatti dipenderà dalle precipitazioni effettive, dalle possibilità di malattie, dalle scorte, dalla domanda e dalla capacità dell’offerta di altri mercati di compensare eventuali carenze.

Tornando al livello generale secondo Kunorubwe, in conclusione, «chiedersi se El Niño sia già prezzato dai mercati costituisce un approccio troppo semplicistico. I mercati tendono infatti a prezzare le conseguenze attese piuttosto che l’etichetta del fenomeno in sé».

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