
Tra abetaie e faggete, seguendo un padre e compiendo gesti di sapienza antica: la ricerca – scrive Matteo Righetto – è vita verso la contemplazione
Tornare in montagna per tornare a casa. Matteo Righetto, filosofo delle vette e cantore dell’andare lento, sovrappone, ancora una volta come nel Il richiamo della montagna, i due mondi. Ne conosce la sacralità e la potenza e anche i funghi diventano il filo di Arianna per perdersi e svegliarsi alla meraviglia. Così, Lo zen e l’arte di andare a funghi «non insegna come trovarli, ma come esserci mentre si cercano. Perché la ricerca è la forma più alta del vivere».
Per milioni di anni, circa il 99% della nostra esistenza sulla Terra, l’uomo ha vissuto di caccia e raccolta, necessità e preghiera, qualcosa di ancestrale in ognuno. Non c’è nulla di più antico e remoto nel Dna: raccogliere per sopravvivere e «con questo libro spero di riuscire a farvi comprendere che cercare non significa necessariamente trovare e raccogliere, ma ricordare ciò che eravamo e comprendere chi siamo». Sempre lì ritorna la scrittura di Righetto, scarna e luminescente come la roccia dolomia: arrivare all’io più intimo e raccogliere funghi è un passatempo semplice che ci riporta proprio lì. I capitoli si susseguono come quelli di un manuale – con chi andare, dove cercare, come cucinare i funghi -, ma sono tracce per avvicinarsi al battito della Terra. E Righetto cammina lungo queste tracce che sono filosofia di vita, presente anche nel suo recente film Per silenzio e vento per la regia di Marco Zuin (al cinema il 12, 13 e 14 ottobre 2026): è nelle mani di ogni uomo la possibilità di salvare la montagna riscoprendo la poesia del selvaticus e la sacralità della Natura per sperare di salvare noi stessi.
Andare per funghi significa solo incidentalmente tornare a casa con un cesto di finferli o porcini. È tutto il resto che interessa lo scrittore. Raccogliere significa andare e cumulare esperienze, presenze, stupori perché «andare a funghi è una forma di sacra rammemorazione: un umile e laico rito di riconciliazione tra il nostro passato biologico e il nostro presente corrotto e artificiale. Andare a funghi significa cercare sé stessi dicendo alla Terra che non l’abbiamo dimenticata, ma significa anche sentirsi vivi perché sappiamo ancora cercare». Si parte al mattino, il bosco ci accoglie, il canto dello zigolo, la forma della pietra, l’odore della pioggia, la morbidezza del muschio. Ci svestiamo di consuetudini e abitudini. Così, spogli, è più facile mettersi in ascolto, essere liberi di cercare. Funghi certo, ma soprattutto sé stessi, riuscire ad ascoltarsi, atto sovversivo che spaventa e quasi [...]
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