
La lettura delle carte, per ora il decreto di sequestro probatorio, dell’inchiesta della Procura di Napoli sulla vicenda Multiversity solleva, a nostro parere, un duplice ordine di problemi, uno specifico e uno generale. Il primo, che riguarda direttamente Il Sole 24 Ore: al di là della eventuale rilevanza penale e delle legittime contestazioni difensive sullo svolgimento degli eventi, emerge la permeabilità dei vertici del giornale e dell’azienda a mediazioni condotte da personaggi opachi e portatori di interessi discutibili.
Chi rappresenta un giornale che si autoqualifica come punto di riferimento per il mondo della finanza, dell’economia e del diritto deve conservare la massima attenzione e la totale indisponibilità a ricevere richieste o subire pressioni improprie. Ne va della autorevolezza di tutta una redazione, di un’intera azienda che ha ancora come business caratteristico, fino a prova contraria, l’informazione. Ma per proporre un’informazione autorevole servono giornalisti credibili supportati da un’azienda che ne tutela autonomia e indipendenza, mettendoli nelle condizioni di cercare notizie, comprendere il nostro tempo e spiegarlo. Condizioni che, se assenti, rischiano di compromettere l’immagine, se non la sostanza, di tutto un gruppo di lavoro agli occhi delle lettrici, dei lettori.
Il punto di ordine generale è poi evidente, per certi versi vecchio quanto il giornalismo: il tentativo del potere economico e finanziario di orientare l’informazione. La fragilità del conto economico della gran parte dei gruppi editoriali ha reso via via più esposte le redazioni alle pressioni esterne, fondate sul volume degli investimenti a qualsiasi titolo, dalla pubblicità al marketing passando per la formazione e gli eventi. Se poi le pressioni configurino vere e proprie ipotesi di reato è certo tutto da dimostrare.
Molto più evidente però è il costante assalto all’indipendenza delle giornaliste e dei giornalisti, con relazioni commerciali e pubblicitarie non riconducibili a semplici rapporti di mercato, ma al servizio di obiettivi ulteriori, per esempio un atteggiamento favorevole che enfatizzi le notizie positive e annacqui o addirittura ometta del tutto quelle sfavorevoli. Che gli imprenditori, i manager, i grandi player economici pubblici e privati si sentano legittimati a questo tipo di azioni avvilisce, ma non stupisce. Ma, se l’informazione avrà un futuro, a queste pressioni dovrà resistere, indipendentemente dalle indagini giudiziarie, ritornando a essere servizio per tutti e non strumento per pochi. Tanto dovevamo a voi lettrici e lettori, ma soprattutto a noi.
Il Cdr

