Concerti, per i live club italiani ricavi a 24,8 milioni

Studio di Assomusica, KeepOn Live e Arci: bar principale voce d’entrata. Contributi pubblici solo al 5% del business, contro il 21% del dato europeo

La musica che «conta», quella che alla fine rimane, difficilmente nasce in Tv o negli uffici di marketing delle major. È qualcosa che viene dal basso: da piccoli locali di grande tradizione, venue suggestive dove l’attenzione del pubblico devi conquistartela con la qualità di quello che proponi. Benvenuti nell’Italia dei live club, un sistema che muove un giro d’affari da 24,8 milioni e in un anno intercetta qualcosa come 1,16 milioni di presenze, spalmate in 6.456 eventi. Dall’Alcatraz di Milano al Monk di Roma, dall’Estragon di Bologna all’Hiroshima Mon Amour di Torino, fino al Bloom di Mezzago. dove in un’altra epoca suonarono i Nirvana.

Un mondo a lungo rimasto lontano dai riflettori, su cui fa ora luce lo studio Spazi che suonano – Atlante dei live club italiani, realizzato dalle associazioni di categoria KeepOn Live e Assomusica assieme ad Arci, la cui presentazione avrà luogo oggi alla Camera dei Deputati. Sul piano finanziario, dall’indagine che ha coinvolto i 118 maggiori live club italiani, emerge un dato significativo: le principali fonti di ricavo risiedono nelle attività commerciali. La somministrazione di cibo e bevande produce infatti 9,9 milioni, superando perfino la vendita dei biglietti che vale oltre 9,1 milioni. Seguono le quote associative, pari a 1,7 milioni, gli affitti delle sale per eventi (circa 1,4 milioni) e i finanziamenti pubblici che si fermano a poco più di 1,1 milioni di euro. Le sponsorizzazioni rappresentano una quota marginale, con appena 317mila euro di entrate.

Come in tutte le attività economiche, ci sono le entrate ma anche le uscite: la spesa maggiore riguarda la programmazione culturale che assorbe circa 7,2 milioni. I costi del personale raggiungono invece 6,5 milioni, seguiti dalle spese relative a immobili e gestione degli spazi (3,5 milioni). Se guardiamo alla ragione sociale, la maggioranza delle strutture (65%) è costituita da associazioni, spesso e volentieri (74%) con la formula dell’Associazione di Promozione Sociale. Il livello di “formalizzazione” è elevato: il 97% delle realtà è iscritto a registri ufficiali e [...]

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