Concordato 2026-2027, calcoli pronti per l’adesione in 6 studi su 10

Survey Sole 24 Ore. La quota di interessati al rinnovo, per il 94% dei professionisti, è in linea con chi lo applica già. Poca spinta dagli ultimi ritocchi

Per nove professionisti su dieci, la quota dei propri clienti interessata a rinnovare il “patto fiscale” è compresa nella fascia fino al 25 per cento. Una platea in linea con quella delle imprese e degli autonomi che hanno aderito al concordato preventivo per il 2024-25 (l’88,7% dei partecipanti indica appunto adesioni fino al 25% della clientela per il biennio scaduto).

La survey condotta dal Sole 24 Ore del Lunedì tra gli iscritti a Speciale Telefisco lascia spazio a una certa fiducia nel rinnovo del patto per il 2026-27, pur con l’incognita di una fascia di oscillazione piuttosto ampia e del fatto che – la scorsa settimana – dichiarava di aver già fatto i calcoli sul reddito proposto il 60% dei partecipanti alla rilevazione. Il 40%, perciò, è ancora un po’ al buio, e magari si gioverà del rating con le informazioni per inquadrare la propria posizione, che oggi il Fisco caricherà nel cassetto fiscale dei potenziali interessati.

Entro il 2 novembre circa 460mila partite Iva, che hanno aderito alla prima edizione del concordato, devono decidere se rinnovarlo o no.

All’appuntamento sono chiamati anche i 2,17 milioni di contribuenti sottoposti alle pagelle fiscali (Isa) che finora sono rimasti sordi alle sirene del patto fiscale. Mentre restano alla finestra i 55mila soggetti che l’hanno sottoscritto per il biennio 2025-26: per loro il tema del rinnovo si porrà tra un anno.

Come ha ricordato il ministero dell’Economia nel question time dello scorso 20 maggio, la partecipazione è «pari a circa il 20% del totale» (oltre mezzo milione di aderenti su 2,7 milioni di soggetti Isa totali). Una quota che risulta in linea con i risultati della survey tra i professionisti e che al ministero non viene giudicata bassa, ma “fisiologica”, come sempre capita «nella fase iniziale di strumenti innovativi» che richiedono «un periodo di progressivo consolidamento».

Ecco perché è importante cogliere la sensazione degli operatori a poco più di un mese del termine.

Su quale sia il principale vantaggio del patto con il fisco, i professionisti hanno pochi dubbi: il 77,6% indica la possibilità di tassare un reddito inferiore a quello effettivo. C’è poi un 15% che apprezza i limiti sugli accertamenti e una quota ridotta che guarda al regime premiale Isa. Tra le altre motivazioni a campo libero viene citata «la possibilità di pianificare l’esborso fiscale con precisione» e la «possibilità di programmare fiscalmente l’attività». È chiaro, comunque, che l’aspetto decisivo è lo scarto tra il reddito proposto e quello che il contribuente si aspetta di ottenere, magari perché dopo dieci mesi ha già visibilità sul fatturato dell’intero biennio.

La convenienza economica sarà determinante, oltre che per i rinnovi, per stabilire quanti contribuenti aderiranno per la prima volta entro il 2 novembre. Più dell’80% dei professionisti dichiara di avere clienti con i requisiti. Aspettarsi un plebiscito, però, sarebbe troppo ottimistico: quasi tutti i partecipanti alla survey (oltre il 96%) ritengono che gli interessati non vadano oltre il 25 per cento.

È vero che la platea dei soggetti Isa finora rimasti fuori dal patto supera i 2 milioni, ma appare chiaro che il grosso della partita si giocherà sui rinnovi più che sulle nuove adesioni. Non è un caso che la possibilità di sanare la posizione fiscale delle annualità 2020-23 con il ravvedimento speciale sia stata concessa dal decreto correttivo Omnibus solo a chi rinnova il patto biennale 2024-25. Anche perché la sanatoria si estende fino all’annualità 2023, che è proprio quella presa a riferimento dal Fisco per elaborare la proposta 2024-25. Aderire, perciò, vuol dire anche chiudere il cerchio, salvo i casi di violazioni più gravi.

L’impressione, però, è che le ultime modifiche normative non abbiano scaldato più di tanto i professionisti. Sette studi su dieci pensano che le novità non abbiano reso più appetibile né il rinnovo, né la prima adesione. Se poi si va a vedere quali interventi vengono ritenuti più utili, si scopre che la riduzione dei tempi d’accertamento e la possibilità di sanare la decadenza ricorrendo all’integrativa sono quelli che raccolgono più consensi (54% e 44% dei partecipanti, erano possibili due risposte). Mentre la possibilità di pagare a rate le imposte senza interessi si ferma al 18 per cento.

Tutto sommato marginale appare poi l’incidenza delle cause di cessazione e decadenza: quasi tutti i professionisti (97%) hanno visto coinvolto meno del 5% dei propri clienti. Un po’ più alto, invece, è l’impatto delle cause di esclusione che colpiscono chi – pur volendo – non può rinnovare l’accordo 2024-25.

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