
Il testo arriva alla Camera: il governo stringe i tempi per riformare bonus/malus e risarcimento diretto. L’Antitrust: sulle chiamate dei call center eliminare le differenze tra energia e tlc
Il governo taglia i tempi per la riforma del settore dell’Rc auto, con l’obiettivo evidente di chiudere il dossier entro la fine della legislatura, anche in caso di elezioni anticipate in primavera.
L’accelerazione emerge dalla versione finale del disegno di legge annuale per la concorrenza, dove il limite per esercitare la delega tramite decreti attuativi è stato ristretto: non più nove, ma quattro mesi dall’entrata in vigore della legge. È una delle novità del testo che, dopo una lunga attesa per ottenere la bollinatura della Ragioneria dello Stato (arrivata due mesi dopo l’approvazione da parte del consiglio dei ministri), sarà incardinato a breve alla Camera, in commissione Attività produttive.
Il riassetto dell’Rc auto, riassumendo, tra i vari criteri direttivi prevede la revisione del sistema bonus/malus, la rivisitazione del forfait per il risarcimento diretto, il rafforzamento delle misure antifrode. Si prospetta anche la valorizzazione dei comportamenti di guida virtuosi, per ridurre il perso delle variabili territoriali, che oggi penalizzano alcune province del Sud in particolare. La delega ha un perimetro estremamente ampio, in cui potrebbero confluire interventi di impatto popolare in piena campagna elettorale.
La versione del Ddl che arriva in Parlamento ingloba poi la norma che, tra le proteste dei commercialisti, estende anche ai consulenti del lavoro la possibilità di depositare i bilanci presso il Registro delle imprese (si veda Il Sole 24 Ore del 30 ottobre). Viene inoltre innalzata di otto milioni, da 112 a 120 milioni, la dotazione triennale prevista per i contributi destinati ai titolari delle stazioni di carburante che convertono gli impianti in stazioni dedicate alla ricarica dei veicoli elettrici. Salta dal testo invece la norma che, con l’obiettivo di ridurre lo spreco alimentare, avrebbe introdotto il diritto alla cosiddetta “doggy bag” nei ristoranti, cioè l’asporto di cibo acquistato e non consumato.
Ma l’attenzione, in attesa della prima lettura parlamentare prevista alla Camera, è già rivolta alle possibili modifiche. Tra gli interventi che il ministero delle Imprese e del made in Italy vorrebbe inserire nel Ddl ci sono il portafoglio digitale (business wallet) per le pratiche delle imprese, il coordinamento dei ministeri sulla strategia per lo sviluppo della robotica umanoide e la correzione richiesta dalla Commissione Ue sulle misure di contrasto della shrinkinflation, cioè la pratica commerciale con la quale le aziende riducono le dimensioni, il peso o la quantità di un prodotto alimentare mantenendo lo stesso prezzo di vendita.
Si può già scommettere, tuttavia, che sarà il telemarketing il fronte più acceso, con un duello tra lobby contrapposte. Ad alzare la temperatura è la segnalazione che l’Antitrust ha inviato a governo e Parlamento per chiedere di correggere l’articolo 51 del Codice del consumo, come modificato con il decreto bollette dello scorso febbraio. Il tema di disputa è il divieto per i professionisti del telemarketing di effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche mediante messaggi, finalizzate a contratti di fornitura di energia e gas. Il divieto non si applica se la proposta è rivolta a un consumatore che è già cliente di elettricità o gas del professionista e ha inoltre espresso uno specifico consenso a ricevere offerte. Proprio questa eccezione viene giudicata dall’Antitrust anti-concorrenziale, perché determina una differenziazione tra operatori dell’energia e gestori di altri servizi, a cominciare dalle telecomunicazioni. Questi ultimi infatti, se attivi anche nel settore energia, situazione sempre più frequente con la diffusione di offerte convergenti, non possono utilizzare la propria base di clienti esclusivamente tlc per proporre telefonicamente servizi di elettricità o gas.
«Ne deriva – spiega l’Antitrust nella segnalazione deliberata nell’adunanza del 22 settembre – una asimmetria nelle possibilità per gli operatori di espandersi nel settore energetico retail e di competere nello sviluppo di offerte convergenti». E non solo. Il garante guidato da Saverio Valentino mette in rilievo che gli operatori di energia possono usare il canale telefonico, alle condizioni fissate, nei confronti dei propri clienti energy, ma non per raggiungere consumatori già serviti da altri fornitori. La conseguenza: meno scelta per i consumatori e una possibile attività di retention che favorisce gli operatori energetici storicamente più forti sul mercato.
Le bozze del disegno di legge coordinato dal ministero delle Imprese e del made in Italy già contenevano una modifica della norma, creando un level playing field con l’estensione del divieto anche in senso opposto, cioè per operatori di energia che offrono servizi di tlc. La misura era però stata stralciata in extremis. Con l’assist dell’Antitrust, ora la correzione potrebbe riprendere quota.
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