
L’associazione stima per il settore ricavi vicini ai 7 miliardi, su del 5%. Il neopresidente Antonietti: «Anche quest’anno 3mila nuove assunzioni»
C’è un equivoco che Alberto Antonietti prova a smontare fin dall’inizio in questo suo primo colloquio con Il Sole 24 Ore dopo la nomina alla presidenza di Assoconsult, l’associazione confindustriale delle società di Consulenza d’Impresa. L’intelligenza artificiale non è soltanto un nuovo concorrente per il settore. È il motivo per cui le imprese dovranno ripensare il proprio funzionamento e quindi anche la consulenza. «L’AI non è una nuova tecnologia da aggiungere all’azienda. È una nuova architettura con cui progettare l’impresa».
È qui, secondo Antonietti – il quale oltre ad essere presidente di Assoconsult è managing director di Accenture – che si giocherà la partita determinante per un settore che da anni vive una fase espansiva. La domanda per amministratori delegati e imprenditori non sarà quale software acquistare. «La domanda è: come cambia il nostro modello operativo se l’intelligenza diventa praticamente gratuita, disponibile in tempo reale e scalabile?».
Non l’ennesima innovazione da innestare nei processi esistenti, insomma, ma l’occasione per ridisegnarli. «Ed è proprio su questa domanda di ripensamento a tutto tondo che la consulenza d’impresa giocherà un ruolo chiave, esplicitando ancora una volta il proprio ruolo di infrastruttura immateriale al servizio del cambiamento e dell’innovazione del Sistema Paese: aziende, pubblica amministrazione e cittadini».
Per questo il nuovo presidente di Assoconsult non si riconosce né tra gli apocalittici né tra gli entusiasti. «Sento due narrative opposte: la prima è che l’AI generativa sostituirà la consulenza o gran parte di essa; la seconda è che la potenzierà e amplificherà. La realtà è diversa e forse più scomoda». L’intelligenza artificiale, spiega, «eleverà il livello di competizione» e renderà più trasparente «il valore effettivo e genuino che la consulenza può portare».
Alcune attività sono destinate a ridursi: benchmark, facilitazione delle riunioni e organizzazione delle informazioni. «Certo, cambierà anche il modo di fare consulenza. Alcuni servizi si ridurranno, dovranno essere ripensati e reinventati». Ma dalla trasformazione nascerà nuova domanda. «Si creerà un mercato per rispondere alla domanda chiave: come riprogettare le aziende grazie all’AI».
In questo quadro, il ritardo delle imprese italiane resta purtroppo evidente. Solo il 5% utilizza l’intelligenza artificiale in modo sistematico, il 30% la sperimenta superficialmente e per il restante 65% è ancora «un perfetto sconosciuto. Non è una passeggiata, non è come utilizzare ChatGPT per la produttività individuale. Bisogna tradurre il sapere dell’azienda, le sue prassi e la sua grammatica dentro i modelli di intelligenza artificiale».
Intanto il settore cresce. Assoconsult stima che il mercato del management consulting sfiorerà quest’anno i 7 miliardi di euro, con un incremento del 5%. La spinta maggiore arriva dalla pubblica amministrazione, grazie al Pnrr; il privato cresce più lentamente.
Nel perimetro più stretto le società di consulenza occupano circa 50mila professionisti, che diventano 150mila considerando l’insieme dei codici Ateco analizzati da Confindustria. Oltre il 40% sono donne e più della metà ha meno di 35 anni. «Siamo grandi recruiter di neolaureati: negli ultimi quattro-cinque anni siamo stati sopra quota 3mila ingressi l’anno». Un livello che sarà confermato anche nel 2026.
Negli Stati Uniti emergono segnali di riduzione delle posizioni d’ingresso per effetto dell’AI. «Noi questo fenomeno non lo vediamo ancora e continuiamo ad assumere con un ritmo importante». Dopo una lieve frenata, il turnover sta tornando verso i livelli storici. «Il mondo della consulenza produce talenti. Investiamo pesantemente in formazione, metodo e innovazione e stiamo alzando il quoziente tecnologico delle nostre persone».
Nemmeno l’incertezza geopolitica cambia il quadro. «La consulenza non è una spesa superflua. È quell’infrastruttura immateriale che serve per continuare a innovare e trasformare le aziende». Nei momenti difficili, conclude Antonietti, «bisogna costruire servizi a valore, essere molto competenti e molto verticali». E accettare una regola nuova: condividere più rischio con imprese e pubblica amministrazione. La vera rivoluzione non sarà usare l’AI, ma costruire organizzazioni pensate per funzionare con essa.
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