Contratto bancari, Sileoni: «Con 38 miliardi di utili, nessun alibi sull’aumento»

La trattativa tra Abi e i sindacati proseguirà il 9 e il 19 novembre, ma ancora le parti non sono riuscite ad entrare nel merito dei temi

Il confronto tra Abi e i sindacati per il rinnovo del contratto dei bancari proseguirà il 9 e il 19 novembre, ma dalle banche ancora non arrivano segnali per fare evolvere la trattativa. I numeri, però, secondo il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, non dovrebbero lasciare dubbi su come proseguire e non lasciano alibi.

«Tra il 2022 e il 2025, secondo i dati della Banca d’Italia, i ricavi del sistema bancario sono cresciuti da 88 a 110 miliardi di euro, il margine di interesse da 45 a 60 miliardi e gli utili netti da 22 a 38 miliardi, con un incremento del 72% – dice Sileoni -. Nello stesso periodo il costo del lavoro è passato da 29 a 31 miliardi, appena il 7% in più, nonostante gli aumenti di 435 euro mensili ottenuti con l’ultimo contratto. Non ci sono quindi alibi per il rinnovo. Ogni dipendente bancario genera mediamente 430mila euro di ricavi all’anno, a fronte di un costo del lavoro di circa 77mila euro, prendendo come riferimento un grande gruppo bancario. Le banche, intanto, distribuiscono agli azionisti il 75-80% degli utili». I sindacati non contestano la legittima remunerazione del capitale, ma ritengono che «debba esserci un equilibrio nel riconoscere il contributo di chi produce questi risultati. La nostra richiesta economica è responsabile e sostenibile perchè tiene conto del recupero dell’inflazione e di una quota annua dell’1% legata alla produttività, a fronte di utili attesi intorno ai 40 miliardi anche nel 2026», prosegue il sindacalista.

Al di là della parte economica, per Sileoni «continua a mancare da parte del Casl Abi una visione complessiva sul futuro del settore bancario. Non abbiamo ricevuto risposte né sulla parte economica del rinnovo contrattuale né su come affrontare i cambiamenti del settore, dall’organizzazione del lavoro alle nuove tecnologie. Occorre soprattutto chiarire quali materie debbano essere disciplinate dal contratto nazionale e quali demandate alla contrattazione nei singoli gruppi bancari. È una scelta politica fondamentale, perché riguarda il ruolo che il contratto nazionale dovrà avere nella tutela dei lavoratori e nella gestione delle trasformazioni del settore. Sul versante normativo, il contratto nazionale deve garantire tutele comuni rispetto alle conseguenze delle aggregazioni bancarie e dell’intelligenza artificiale sull’occupazione e sulle professionalità. Dall’Abi ci aspettiamo risposte concrete sia [...]

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