
Che la tecnologia possa attutire l’impatto fiscale dell’invecchiamento è ormai un’ipotesi condivisa da gran parte della letteratura economica sul tema
Il Veneto ha uno degli indici di vecchiaia più alti d’Italia. Nel 2005 il rapporto tra popolazione over 65 e under 14 era di uno a uno; nel 2025 è salito a due a uno e nel 2050, secondo le proiezioni Istat, sarà di tre a uno.
La piramide demografica, con un’ampia base di giovani e un vertice stretto di anziani, si è di fatto invertita con un conseguente serio impatto sulla spesa sanitaria.
Negli anni, la quota di over 65 è passata dal 19% del 2005 all’ attuale 25% ed è attesa al 35% nel 2050 con l’incidenza degli over 85, fascia che assorbe la quota maggiore di spesa sanitaria, che salirà dal 4% all’8%. In confronto al resto d’Europa, l’Italia, come il Veneto, invecchia non per eccesso di longevità — fenomeno comune a molti Paesi ricchi — ma per un più rapido calo degli under 14 che nel 2025 sono scesi all’11.9% (dal 14.1% del 2005) rispetto al 14.4% della media UE. Eppure, a guardare solo l’ultimo dato disponibile, si potrebbe pensare il contrario. Al 1° gennaio 2025 il Veneto contava 4.849.553 residenti, 1.256 in più rispetto all’anno precedente: la variazione benchè minima è positiva e in controtendenza rispetto al calo nazionale (-0,05% contro il +0,03% regionale). È una stabilità reale, che dura da tre anni e ha rallentato il declino avviato nel 2014. Ma è, appunto, solo un rallentamento: le stesse proiezioni Istat indicano un ritorno al calo, con una perdita stimata di circa 68mila residenti entro il 2040 e di 168mila entro il 2050.
Il tema, posto in questi termini, ricorda da vicino un dibattito che si sta consumando altrove, su una scala molto più grande. A marzo un gruppo di ricercatori guidato dall’ecologo australiano Corey Bradshaw ha pubblicato su Environmental Research Letters uno studio che sostiene come la popolazione mondiale abbia già superato la capacità di carico sostenibile del pianeta, fissando in circa 2,5 miliardi di persone la soglia compatibile con un tenore di vita dignitoso entro i limiti delle risorse rinnovabili — contro gli 8 miliardi attuali. Pur consapevoli delle necessarie cautele interpretative di questo studio per alcuni aspetti metodologici, la domanda che ne discende, ovvero quante persone un sistema può sostenere dati i vincoli delle risorse disponibili, è la stessa che dobbiamo porci oggi quando programmiamo la spesa sanitaria di una regione come il Veneto. Solo che qui il vincolo non sono le risorse naturali del pianeta, ma il gettito fiscale generato da una popolazione attiva che si restringe.
Che la tecnologia possa attutire l’impatto fiscale dell’invecchiamento è ormai un’ipotesi condivisa da gran parte della letteratura economica sul tema. Ma agisce, quando funziona, attraverso tre leve distinte. La prima favorisce una riduzione del costo unitario della cura attraverso telemedicina, monitoraggio remoto e diagnostica assistita da intelligenza artificiale che permettono di passare da una medicina di reazione – ti ammali dunque ti curo – ad una medicina di previsione ossia anticipo l’acuzie di una patologia cronica evitando così l’ospedalizzazione. La robotica assistiva, fornendo sistemi e dispositivi intelligenti per supportare gli anziani e le persone con disabilita’, permetterà di alleggerire le ore di lavoro umano necessarie all’assistenza quotidiana favorendo una migliore allocazione delle risorse.
La seconda leva estende la vita produttiva: automazione e IA colmano la carenza di manodopera in settori come logistica, manifattura e assistenza.
La terza rende più efficienti i sistemi finanziari: strumenti come i longevity bond, obbligazioni indicizzate all’aspettativa di vita, possono essere una soluzione permettendo il trasferimento di parte del rischio demografico dai bilanci pubblici ai mercati dei capitali; peraltro i modelli attuariali basati su big data permettono di prezzare correttamente il rischio di longevità, evitando che fondi pensione e assicuratori sottostimino le proprie riserve, errore che si paga solitamente decenni dopo.
Problematiche di questo tipo sono patrimonio comune di paesi dell’area riferita al far east: pensiamo a Giappone e Corea. Il caso più citato resta quello del Giappone, dove quasi un residente su tre ha più di 65 anni — la quota più alta al mondo — e dove il mercato della robotica per l’assistenza vale oltre 350 miliardi di yen l’anno, sostenuto da sussidi pubblici affiancati a una riforma dei contributi pensionistici. Su scala globale, il mercato legato all’invecchiamento della popolazione — la cosiddetta silver economy — è stimato in crescita da 8.300 miliardi di dollari nel 2020 a 26.400 miliardi entro il 2040, quasi il triplo del tasso di crescita atteso per il Pil mondiale: si tratta di stime indicative più che di previsioni puntuali, ma il segnale — una crescita strutturalmente più rapida dell’economia nel suo complesso — appare solido. La corea ancora negli anni 70 ha dato vita al KAIST che si proponeva di sviluppare soluzioni robotiche per contenere la mancanza di personale dedicato all’assistenza socio-sanitaria in una realtà in cui l’invecchiamento della popolazione assumeva proporzioni dirompenti.
Nessuno di questi tre canali, però, produce risparmio in automatico. Robotica, infrastrutture di intelligenza artificiale e riforme pensionistiche richiedono investimenti iniziali consistenti, anni prima che il risparmio si materializzi; e se l’accesso alle nuove tecnologie si concentra tra le fasce di popolazione più abbienti, il beneficio fiscale aggregato si riduce anche quando la singola soluzione funziona bene. La sostenibilità, insomma, non è un sottoprodotto automatico dell’innovazione: è una scelta su dove indirizzarla e su chi può accedervi.
Affinché le ipotesi proposte possano, nel tempo, produrre risparmio, è opportuno riaffermare come siano necessari investimenti iniziali consistenti a cui non possono fare fronte solo i singoli Sistemi Sanitari Regionali ma si deve prevedere un programma di ampia visione che prenda avvio dal livello nazionale.
Il Veneto ha lanciato due iniziative: il Veneto Global Healthy Ageing Innovation Lab, promosso dalla Presidenza della Regione insieme all’Ufficio europeo dell’OMS di Venezia, che punta a integrare sanità e servizi sociali spostando l’assistenza verso il domicilio e la comunità. La seconda, di impianto più valoriale, è la “Charta di Padova – In Universum Salus”, promossa da Gino Gerosa, cardiochirurgo, oggi Assessore alla Sanità, nella quale, attraverso 15 punti, si legano innovazione sanitaria e sostenibilità economica. A livello nazionale si muovono nella stessa direzione il DM77/2022 e la legge 33/2023 che promuovono assistenza domiciliare e invecchiamento attivo.
Resta un problema di tempi. Gli interventi di questo tipo — dalla riforma pensionistica alla riprogettazione dei sistemi di rimborso per le tecnologie di cura — costano meno e funzionano meglio se avviati prima che la pressione demografica raggiunga il picco, non dopo. Dobbiamo quindi affrontare il tema dell’invecchiamento, certezza già scritta nei numeri, attraverso i pilastri della medicina di previsione e non come uno shock a cui reagire quando sarà troppo tardi per programmare. Ancora più importante appare la capacità di integrare queste strategie con programmi di prevenzione che non può più essere considerata un lusso bensì un dovere. Solo così riusciremo a ridurre la forbice tra aspettativa di vita e vita in buona salute della popolazione italiana: tutto questo per continuare a garantire un sistema sanitario pubblico, equo e solidale.
*Assessore alla Sanità e Programmazione Sanitaria della Regione Veneto
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