Così la realtà immersiva (con l’AI) cambia la formazione

La realtà estesa, combinata con intelligenza artificiale e simulazioni tridimensionali, sta introducendo nei processi di apprendimento aziendali una componente esperienziale che il tradizionale e-learning difficilmente può replicare

Per anni il digitale ha portato la formazione fuori dall’aula, rendendo i contenuti accessibili in qualsiasi momento e su qualsiasi dispositivo; ora il passaggio successivo dell’evoluzione dettata dalle nuove tecnologie interessa non più il luogo ma il modo in cui si apprende. La realtà estesa, combinata con intelligenza artificiale e simulazioni tridimensionali, sta introducendo nei processi di apprendimento aziendali una componente esperienziale che il tradizionale e-learning difficilmente può replicare.

La questione non è soltanto tecnologica e lo confermano le proiezioni del World Economic Forum, secondo cui – entro il 2030 – il 39% delle competenze richieste nel lavoro sarà diverso da quello attuale: per le imprese questo significa dover accelerare l’upskilling e il reskilling e, soprattutto, trovare modalità più efficaci per trasformare la conoscenza in capacità operative. Ed è in questa logica che si inserisce l’Extended Learning, un modello che utilizza gli ambienti immersivi per trasformare la formazione da momento prevalentemente trasmissivo a esperienza da vivere, aggiungendo una dimensione “operativa” che diventa particolarmente preziosa quando esercitarsi nella realtà è costoso, rischioso o semplicemente difficile da organizzare. Attraverso un visore, ma anche da pc o smartphone, il dipendente può infatti trovarsi dentro una fabbrica, un ufficio o uno scenario operativo simulato, prendere decisioni, interagire e verificare gli effetti delle proprie azioni.

Per aziende e HR manager la priorità è capire ora dove questa tecnologia aggiunge effettivamente valore e dove, invece, resta più efficace la modalità formativa tradizionale. Per avere una risposta abbiamo chiesto a Vittorio Zingales, Ceo e Founder di XMetaReal, realtà italiana specializzata in soluzioni di realtà immersiva, di spiegare cosa sta cambiando e quali sono i riscontri dei primi progetti realizzati nelle organizzazioni.

Perché la realtà estesa dovrebbe rappresentare un salto di paradigma e non semplicemente un’evoluzione tecnologica? 

Con l’utilizzo della realtà estesa il concetto di apprendimento si sposta da trasmissione di nozioni a esperienza diretta, permettendo di “fare” invece che solo “sapere”, in ambienti sicuri e ripetibili. Questa è la grande differenza rispetto quanto siamo abituati ad oggi, e per questo l’XR è un cambio di paradigma.

Quali evidenze vi portano a sostenere che l’apprendimento immersivo produca risultati misurabili migliori rispetto ai modelli tradizionali?

Alcuni studi effettuati da PwC sull’immersive learning mostrano livelli di coinvolgimento e concentrazione significativamente superiori, pari a3,75 volte, e attribuiscono a questo modello tempi di apprendimento fino a quattro volte più rapidi rispetto alla formazione tradizionale, oltre a una significativa maggiore sicurezza nell’applicazione delle competenze acquisite. In un mercato dove circa metà delle skill richieste è destinato a cambiare entro i prossimi cinque anni, l’immersività non è un vezzo o un gadget tecnologico, ma la soluzione per colmare in modo efficace il gap tra teoria e pratica.

In quali ambiti della formazione executive o manageriale l’Extended Learning sta dimostrando la maggiore efficacia? 

In ambito formativo executive o manageriale, l’extended learning esprime il suo potenziale per la capacità di sviluppare le soft skill, allenando comportamenti, capacità relazionali e di decision making in situazioni realistiche e complesse. Pensiamo a temi come leadership, comunicazione, negoziazione, gestione dei conflitti, public speaking o ancora l’attitudine a fornire feedback: sono competenze in cui non esiste una risposta giusta, perché richiedono pratica, confronto e la capacità di gestire situazioni complesse e relazioni umane. Bisogna osservare il contesto, interpretare e valutare i segnali e quindi agire e decidere rapidamente. Grazie alle simulazioni immersive è possibile vivere queste situazioni in un ambiente sicuro, permettendo alle persone di sperimentare approcci diversi, osservare gli effetti delle proprie decisioni e ricevere un feedback oggettivo e immediato.

In molti casi, la differenza tra sapere cosa fare e riuscire davvero a farlo nasce proprio dall’esperienza, ovvero dall’aver già vissuto una situazione molto simile.

E dove, invece, la formazione immersiva mostra ancora limiti o non rappresenta la soluzione migliore?

Funziona meno quando l’obiettivo è prevalentemente trasferire conoscenze, framework o contenuti teorici, per i quali altri strumenti possono essere più semplici. Anche per competenze che richiedono un confronto umano profondo, come coaching o riflessione personale, l’XR può essere un complemento e non un sostituto. Il punto è partire sempre dall’obiettivo formativo da raggiungere e non dalla tecnologia, che va utilizzata solo quando aggiunge un valore che altri strumenti non riescono a offrire

Come risponde a chi considera la realtà immersiva una soluzione ancora troppo costosa, difficile da scalare e destinata a rimanere confinata a pochi casi d’uso? 

Mi permetto di dire che è assolutamente un falso mito pensare la realtà estesa associata solo ed esclusivamente all’uso del visore XR e di conseguenza poco scalabile. Tutti i nostri progetti sono sviluppati per grandi aziende che hanno la necessità di raggiungere un elevato numero di persone distribuite territorialmente; pertanto, dobbiamo garantire portabilità e scalabilità di progetti che sono sempre fruibili da normali pc, smartphone e anche da visore. L’esperienza su tutti i device è [...]

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