
L’economia dell’attenzione ha preso possesso della moda – e non solo di quella, visto che microcosmo e macrocosmo si specchiano. Il ciclo di emissione delle informazioni è continuo; accelera sempre più, in maniera verrebbe da dire scellerata. La convinzione è che l’annuncio di un cambio divenga il cambio stesso, soddisfacendo ipso facto la domanda di un pubblico sempre più distratto e sempre meno interessato, quando il problema è di sistema, e sta di certo altrove. Mancano le visioni di brand, concertate organicamente tra creativi e manager.
È di una settimana fa appena la notizia dell’uscita di Anthony Vaccarello da Saint-Laurent, dopo una tenuta decennale baciata da grande successo, di critica e pubblico. L’annuncio di oggi invece è doppio: via Veronica Leoni da Calvin Klein Collection e via Seàn McGirr da McQueen – regni entrambi brevi, ovvero sotto i tre anni canonici, ma molto diversi l’uno dall’altro. Se infatti McGirr era fin da subito apparso poco adatto a rimpiazzare Sarah Burton e a reggere le sorti di un marchio basato su una autorialità violenta ed esacerbata, Leoni, minimalista caotica, aveva lentamente trovato una sua dimensione nell’irremissibile purismo del fondatore – la collezione presentata a febbraio era stata la sua più convincente a tal proposito. Ma la [...]

