
Intanto, il governo è al lavoro per cercare nuove risorse e rifinanziare le agevolazioni per il settore
Non ci sono soltanto gli interventi a favore dei cittadini nella partita del caro carburanti, destinata a durare ancora dato che la tensione in Iran non frena e, di conseguenza, le quotazioni del petrolio rimangono elevate (il prezzo del Brent si aggira intorno ai 90 dollari al barile). Mentre si fa sempre più stretto il conto alla rovescia verso sabato 5 settembre, ultimo giorno valido per lo sconto da 17 centesimi al litro sul gasolio, il governo è al lavoro anche su un secondo fronte: quello degli aiuti a favore delle imprese più esposte ai rincari, che valgono finora 526,2 milioni di euro complessivi, di cui 386,2 milioni destinati all’autotrasporto.
Quest’ultimo è il settore che più di tutti rischia di trasferire l’aumento dei costi sui prezzi finali, con effetti sull’inflazione e sul costo della vita, ed è anche quello sui cui l’esecutivo vuole puntare per un nuovo intervento, dato che le agevolazioni già messe in campo valgono fino ad agosto. Tutto, come sempre, sarà una questione economica, anche perché tra le ipotesi al vaglio ci sono aiuti selettivi destinati alle fasce di popolazione meno abbienti, magari tramite fringe benefit. Per finanziarli, il governo dovrà trovare nuove risorse su cui al momento, però, non ci sono certezze. Le uniche arrivano per ora dall’extragettito Iva (quello di agosto verrà contabilizzato a inizio settembre), che bisognerà quindi affiancare con somme aggiuntive. Un tema, quest’ultimo, che ha già creato discussioni interne alla maggioranza con l’ipotesi di tassare i profitti delle compagnie energetiche.
In attesa di sapere se il fondo verrà rimpinguato ulteriormente, gli autotrasportatori possono farsi avanti per chiedere i rimborsi. Perché da oggi è operativa la piattaforma (www.creditocarburantetrasporto.adm.gov.it) del ministero dei Trasporti, predisposta dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e gestita da Sogei, per chiedere il ristoro sul gasolio consumato da marzo ad agosto.
Le regole operative sono arrivate quasi allo scadere, a causa di un lavoro che ha dovuto coinvolgere anche i tecnici dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente. Le regole operative completano l’iter iniziato a marzo con il decreto legge 33/2026 e proseguito con i successivi rifinanziamenti e ampliamenti della platea, con l’inclusione delle imprese di noleggio di autobus con conducente con veicoli nelle classi euro 5 ed euro 6 inserite nella conversione del decreto accise ter.
Il meccanismo funziona così: le aziende autotrasporto e merci con veicoli Euro 5 ed Euro 6 possono ottenere fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per il gasolio (il confronto è fatto con i listini di febbraio). Per accedere è necessario essere iscritti al Registro elettronico nazionale dell’autotrasporto, con posizione attiva al 31 luglio, ed entrare nella piattaforma con Spid o Cie del titolare o del legale rappresentante. La domanda si articola in pochi passaggi: si selezionano le targhe dei veicoli ammessi, si dichiarano i litri di gasolio acquistati mese per mese e si carica un file excel con il dettaglio delle fatture, distinguendo l’importo netto totale da quello riferito solo al carburante rimborsabile. Il ministero, comunque, si riserva controlli a campione dopo l’erogazione, con possibilità di revoca delle somme in caso di irregolarità.
La misura, autorizzata da Bruxelles come aiuto di Stato compatibile con le regole Ue sulla crisi mediorientale, resta subordinata al tetto di spesa: se le richieste accolte dovessero superare i 386,2 milioni stanziati, gli importi verrebbero riparametrati proporzionalmente tra i beneficiari.
Il credito ottenuto è utilizzabile in compensazione tramite F24 entro il 31 dicembre 2026, disponibile dal decimo giorno successivo alla comunicazione dei dati all’Agenzia delle Entrate, e non concorre alla formazione del reddito d’impresa. Sarà dunque una corsa contro il tempo per le imprese beneficiarie che, al di là dei versamenti di ritenute, contributi e Iva, si troveranno a calare sul tavolo la carta del credito in compensazione soprattutto per l’appuntamento con il secondo acconto delle imposte sui redditi 2026 in scadenza il 30 novembre.
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