
Un’analisi del Centro Studi dell’Ui fa emergere una dinamica di crescita, in un decennio, più dinamica rispetto alla media dell’industria
Uno zoccolo duro di eccellenze Made in Torino nato 15 anni fa, capace di resistere e crescere sul mercato meglio della media del comparto industriale, e che ora prova a disegnare una nuova tappa, cambiando il nome – da Exclusive a Excellence Brands Torino – e rafforzando il proprio impegno sulle nuove generazioni, sull’inclusione e la sostenibilita’.
La rete di eccellenze torinesi nata dall’iniziativa di imprenditori come Paolo Pininfarina e Licia Mattioli conta oggi 31 aziende, otto diversi settori merceologici, quasi 4.500 addetti, 1,3 miliardi di ricavi e un export medio pari al 43 per cento.
Uno studio realizzato dal Centro Studi dell’Unione industriali di Torino mette a confronto l’andamento medio delle aziende della Rete nell’arco di un decennio con quello di un campione del Rapporto Industria. Dall’analisi emerge che le imprese della rete registrano una crescita più brillante rispetto al campione: il valore aggiunto ha registrato un miglioramento del 91% rispetto alla media del 50%, i ricavi sono aumentati dell’89% contro il 56% e, nella dinamica degli investimenti, hanno fatto la differenza le immobilizzazioni immateriali.
«Vogliamo promuovere – spiega il presidente di EBT, Giulio Trombetta, presidente e ad di Costadoro – un modello di eccellenza che nasce dalle competenze e dalla storia delle nostre aziende, ma che si gioca sulla capacità di generare valore per il territorio e di essere responsabili verso le nuove generazioni».
Rientra in quest’ottica la seconda edizione del master universitario organizzato con il Dipartimento di management dell’Università di Torino e SAA (School of Management) in Innovazione e management per le Pmi che prevede, tra le altre cose, il contributo nei corsi dei top manager delle imprese della Rete e tre mesi di stage in azienda.
Sul fronte della sostenibilità, la Rete Excellence Brands Torino ha avviato inoltre un percorso per la redazione del primo Bilancio di sostenibilità di Rete, che raccoglierà in forma aggregata i dati delle 31 aziende secondo un modello di rendicontazione (framework VSME di EFRAG) capace di valorizzare e qualificare la comunicazione verso gli stakeholder.
«In un contesto macroeconomico difficile – conclude Trombetta – nel quale è quasi impossibile patrimonializzare a fronte di costi crescenti, dalle materie prime ai noli, crediamo che un modello di business centrato sull’eccellenza e sulla capacità di produrre qualità paghi. Nei momenti congiunturali negativi, caratterizzati da scarso potere di spesa, il mercato tende a relativizzare la spesa, a considerare cioé il valore di quello che si acquista o dell’esperienza che si fa».
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