Cresce la spesa sanitaria e l’incidenza sul Pil è al 6,3%: ora il nodo delle risorse in manovra

Più soldi in valore assoluto, quindi, ma una fetta più piccola della ricchezza del Paese. È il doppio volto della sanità nel nuovo Documento programmatico di finanza pubblica

Il nuovo documento di finanza pubblica, Dpfp, alza di quasi mezzo miliardo la stima della spesa sanitaria per il 2027, ma rispetto alle previsioni del Dfp di aprile la sanità assorbirà una quota minore della ricchezza nazionale, avrà un peso minore sul PIL, che è previsto in più forte aumento: la nuova previsione è di un ulteriore aumento medio rispetto ad aprile di circa lo 0,2% e per questo la sanità, pur con un finanziamento in crescita, assorbe una quota leggermente inferiore della ricchezza prodotta rispetto a quanto previsto cinque mesi fa,

Restano aperti i nodi di personale, liste d’attesa e funzionamento delle Case di comunità che a questo punto solo la manovra vera e propria potrebbe sciogliere.

Più soldi in valore assoluto, quindi, ma una fetta più piccola della ricchezza del Paese. È il doppio volto della sanità nel nuovo Documento programmatico di finanza pubblica, approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre e trasmesso alle Camere.

Nel 2027 la spesa sanitaria è prevista a 151,7 miliardi di euro, circa 446 milioni in più rispetto a quanto stimato solo ad aprile. L’aumento prosegue anche negli anni successivi: nel 2028 si arriva a 155,6 miliardi, quasi 600 milioni in più rispetto alle precedenti previsioni, e nel 2029 a poco più di 160 miliardi. Ma c’è un dato che racconta l’altra faccia della medaglia. Ad aprile la spesa sanitaria era prevista al 6,4% del Pil per tutto il periodo 2026-2029. Ora il 6,4% resta solo per il 2026, mentre dal 2027 al 2029 si scende al 6,3%. Non significa che la spesa sanitaria venga tagliata: continuerà a crescere, dell’1,9% nel 2027, del 2,6% nel 2028 e del 2,8% nel 2029. Ma l’economia viene ora stimata leggermente più forte rispetto alla primavera e, di conseguenza, la sanità peserà un po’ meno sul Pil.

Una differenza piccola, ma non irrilevante in un Servizio sanitario chiamato nello stesso tempo a pagare rinnovi contrattuali, affrontare la carenza di personale, assistere una popolazione sempre più anziana e mettere pienamente in funzione gli investimenti finanziati dal Pnrr.

C’è poi un’altra distinzione importante. I 151,7 miliardi indicati per il 2027 rappresentano la spesa sanitaria prevista sulla base delle norme già approvate. Non sono il nuovo finanziamento che il Governo deciderà eventualmente di aggiungere con la prossima legge di Bilancio. Ed è proprio questa la partita ancora aperta. Il Documento non indica infatti quanto potrà essere destinato in più al Servizio sanitario con la manovra 2027. Sarà quindi la legge di Bilancio a chiarire se alle risorse già previste si aggiungeranno nuovi fondi e in quale misura.

Intanto le priorità restano quelle che incidono più direttamente sulla vita dei cittadini: assistenza sul territorio, personale e liste d’attesa. Sul territorio il documento conferma la rotta tracciata dal Pnrr: più integrazione tra ospedale e servizi di prossimità, sviluppo di Case e Ospedali di comunità e presenza dei medici di famiglia nelle nuove strutture.

Il problema, però, non è più solo costruire gli edifici. La vera sfida arriva dopo: farli funzionare davvero.

Il documento richiama le risorse destinate alle Regioni per l’assistenza territoriale e l’edilizia sanitaria, ma non indica in questo capitolo una nuova dotazione strutturale specifica per sostenere il funzionamento delle Case di comunità dopo il 2026, né un piano di assunzioni quantificato per la nuova rete. Ed è qui che si gioca una parte importante della riforma: una Casa di comunità senza un numero sufficiente di medici, infermieri, specialisti e altri professionisti rischia di rimanere una struttura disponibile sulla carta ma non pienamente operativa.

Sul personale qualche passo avanti c’è. Il Documento ricorda l’ipotesi di contratto nazionale del comparto Sanità 2025-2027, che dovrebbe permettere l’erogazione di aumenti, arretrati e indennità, e segnala le nuove lauree magistrali specialistiche per gli infermieri, comprese quelle dedicate alle cure primarie e di comunità. Sono inoltre previste 1.520 borse di specializzazione per diverse professioni sanitarie, dai biologi ai farmacisti, dagli psicologi ai veterinari. Ma lo stesso documento, richiamando le raccomandazioni europee, riconosce che in alcune professioni chiave la carenza di personale continua a ostacolare un’assistenza tempestiva e accessibile.

Altro fronte caldo sono le liste d’attesa. Il nuovo Piano nazionale 2026-2028 punta sulla digitalizzazione, su una maggiore quantità di prestazioni monitorate e sul rafforzamento dei percorsi di tutela dei cittadini. La Piattaforma nazionale delle liste d’attesa dovrebbe consentire, una volta collegata pienamente ai sistemi regionali, di controllare in modo più diretto la disponibilità delle agende e anche il rispetto del divieto di chiudere le prenotazioni. Nel nuovo modello acquistano inoltre più peso assistenza domiciliare, Case e Ospedali di comunità, cure palliative, farmacia dei servizi e telemedicina.

Infine cambia anche il modo con cui si cercherà di capire se le Regioni funzionano davvero. Il Documento segnala la sperimentazione di un nuovo sistema di indicatori destinato ad affiancare il monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza (i Lea): non solo quanto si spende, dunque, ma anche quali risultati si ottengono. La spesa sanitaria, quindi, aumenta, ma dal 2027 il suo peso sul Pil scende al 6,3%. Nel frattempo restano da finanziare e far funzionare una nuova sanità territoriale, il personale necessario e una risposta più efficace alle liste d’attesa.

Per questo la prossima legge di Bilancio sarà decisiva: dovrà chiarire se ai numeri già scritti nel documento si aggiungeranno risorse sufficienti per trasformare riforme e nuove strutture in servizi realmente disponibili per i cittadini.

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