
Presentato a Risò, a Vercelli, il progetto di Confagricoltura sul riso aromatico italiano, alternativa tutta made in Italy al diffusissimo Basmati importato da India e Pakistan
Di fronte a una situazione di difficoltà se non di vera e propria crisi una buona strada da percorrere può essere quella dell’innovazione. È quanto devono aver pensato a Confagricoltura che sabato 12 settembre a Risò, il salone internazionale del riso di Vercelli, presenterà il proprio progetto di riso aromatico.
Il riso aromatico italiano si propone come un’alternativa al Basmati che è di quasi esclusiva provenienza asiatica: India e Pakistan.
La varietà più diffusa di riso aromatico italiano è la Apollo, un riso allungato e cristallino in tutto simile al Basmati è che è stata selezionata incrociando un riso asiatico e una varietà italiana. È utilizzato in cucina al pari del Basmati per cotture al pilaf o a vapore per insalate o come contorno a piatti di carne o pesce.
Il settore del riso italiano, infatti, attraversa una fase di grande difficoltà stretto come è tra la sfida del cambiamento climatico e della siccità (particolarmente impattante per una coltura come il riso che nasce e cresce nell’acqua) e la sfida dei mercati internazionali con la concorrenza sempre più pressante da parte dei produttori del Sud Est Asiatico.
Una sfida quest’ultima che sta vedendo negli ultimi anni, il riso italiano minacciato dalle importazioni a dazio agevolato da paesi come Cambogia e Myanmar. Prodotti importati in regime agevolato nonostante spesso siano realizzati senza alcun rispetto delle regole sul lavoro, e sul lavoro minorile in particolare, e che pertanto già godono di un vantaggio competitivo rispetto alle produzioni europee.
A Confagricoltura hanno pensato di approcciare queste sfide complicate con la strada dell’innovazione. È stato presentato infatti a Risò un progetto che punta sul riso aromatico e sulla possibilità di sviluppare una filiera nazionale dedicata in grado di intercettare un segmento di mercato oggi occupato dal prodotto di importazione.
In questo difficile quadro congiunturale infatti «il riso aromatico – spiegano a Confagricoltura – rappresenta un segmento ancora di nicchia ma con importanti potenzialità di crescita. In Italia ne vengono attualmente coltivati circa 260 ettari, ben 160 dei quali in Piemonte», area d’elezione delle produzioni risicole italiane.
«Il tema – hanno aggiunto a Confagricoltura – si inserisce quindi in un settore di grande rilevanza per l’agricoltura italiana. Un comparto nel quale l’Italia è leader produttivo europeo con una superficie risicola che ha raggiunto i 234.732 ettari con un incremento di oltre 8.600 ettari rispetto all’anno precedente e una produzione di risone stimata in circa 1,44 milioni di tonnellate».
«Il riso aromatico – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura, Vercelli-Biella, Benedetto Coppo – non può naturalmente rappresentare da solo la risposta ai problemi della risicoltura, ma è una possibilità concreta di diversificazione che merita di essere sviluppata. Dobbiamo cercare nuovi mercati e siamo favorevoli agli accordi commerciali che consentono alle nostre imprese di esportare di più, perché l’agricoltura italiana non può vivere soltanto dei consumi interni. Ma l’apertura dei mercati deve andare i pari passo con un reale reciprocità delle condizioni di produzione».
Ed è per questo che Confagricoltura, Vercelli e Biella insieme con Regione Piemonte sta lavorando alla possibilità di sviluppare una filiera italiana del riso aromatico che possa costituire una alternativa nazionale al basmati che proviene prevalentemente dall’Asia.

