Crisi e trasformazione del manager nell’era dell’AI

L’AI rivoluziona il mondo del lavoro, mettendo in discussione il ruolo tradizionale del manager

Per oltre un secolo le organizzazioni sono state costruite partendo da un presupposto semplice: la forza lavoro era composta esclusivamente da persone. È su questa idea che si sono sviluppati i modelli organizzativi moderni e le principali teorie del management: l’impresa come un’organizzazione in cui il compito del manager fosse quello di pianificare, organizzare, coordinare e controllare il lavoro umano. Oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale quel presupposto comincia a venire meno. E, in questa trasformazione, una delle figure che rischia di entrare in crisi è proprio quella del manager.

Nei modelli organizzativi del futuro, infatti, i sistemi di intelligenza artificiale entreranno a pieno titolo all’interno della forza lavoro. La Physical AI introdurrà sistemi di automazione capaci di comprendere e gestire lo spazio fisico. Sarà sempre più frequente vedere robot umanoidi muoversi negli ambienti di lavoro e sistemi automatici operare negli uffici. Agenti AI saranno capaci di gestire in autonomia interi processi operativi e decisionali. E nasceranno persino ruoli gestionali dedicati al coordinamento di gruppi di lavoro composti da persone e agenti digitali.

In questa evoluzione, le organizzazioni del futuro opereranno sempre più frequentemente attraverso modelli organizzativi “piatti”, caratterizzati da pochi livelli gerarchici e processi decisionali sempre più decentralizzati. Se in questo scenario aggiungiamo il crescente disinteresse della Generazione Z verso posizioni manageriali, spesso associate a eccessive responsabilità, stress e bilanciamento negativo tra vita lavorativa e privata, è facile intravedere davanti a noi una prossima “crisi del manager”. O almeno del ruolo per come l’abbiamo conosciuto fino a oggi.

L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nelle organizzazioni italiane: quasi un lavoratore su due la utilizza già nelle attività quotidiane. Ma il ritardo riguarda un altro livello: solo un’organizzazione su quattro ha iniziato a ripensare realmente processi, ruoli e modelli di lavoro in funzione dell’intelligenza artificiale.

Nella maggior parte dei casi, nelle imprese italiane, l’AI è entrata ma viene utilizzata per fare meglio ciò che già esiste, non per costruire organizzazioni diverse. E l’intelligenza artificiale rischia invece di essere inserita dentro modelli progettati per una realtà che non esiste più.

È necessario ripensare profondamente le organizzazioni. E con esso tutti i processi formativi. Perché per tutti i lavoratori [...]

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