
Nel primo semestre 2026 traffici dal Middle East a -8% nello scalo ligure. Sui moli ravennati, movimenti complessivi in calo del 21,2% in agosto
Con la situazione geopolitica in atto in Medioriente, ma anche con l’inasprirsi del conflitto in Ucraina, alcuni porti italiani di rilievo, tra cui Genova e Ravenna, stanno accusando, in particolare negli ultimi mesi, un calo di traffici. Lo scalo della Lanterna, nei primi sei mesi dell’anno, ha segnato una media del -8% dei traffici in import ed export con l’area mediorientale (-9% i container e -7% i prodotti petroliferi) e un calo complessivo delle merci del -1,9%; mentre a Ravenna, nel solo mese di agosto, la movimentazione complessiva ha avuto un calo di oltre 470mila tonnellate (-21,2%) rispetto allo stesso mese del 2025.
A fronte di queste circostanze, che osservano con preoccupazione anche gli scali che segnano incrementi, i presidenti dei grandi porti italiani suonano un campanello d’allarme sugli effetti della crisi in Medioriente: se questa si sclerotizzasse, denunciano, potrebbe causare una definitiva modifica (peraltro già in atto, in misura temporanea) delle rotte dal Middle East verso l’Europa, provocando una marginalizzazione del Mediterraneo.
Per quanto riguarda il traffico container, i principali porti tricolori, nel primo semestre 2026 (i dati sono dell’Economic outlook di Fedespedi, aggiornati agli ultimi mesi, ove possibile), hanno movimentato, nel complesso, 3 milioni di teu (contenitori da 20 piedi), in leggera flessione (-02%) rispetto allo stesso periodo del 2025.
In particolare, risultano in calo Genova e Savona (per i quali è disponibile il dato progressivo fino a luglio: -2,3%) e Trieste (-4%), mentre crescono La Spezia (+3,5%, percentuale che scende leggermente, attestandosi sul +3,3%, se si aggiungono al conto anche luglio e agosto 2026), Venezia (+4,6%) e Ancona (+3%). Ravenna, invece, risulta in linea, tra gennaio e luglio, col 2025 e Napoli e Salerno, nello stesso periodo, raggiungono +4,3%.
Per quanto riguarda le tonnellate di merci movimentate, nei primi sei mesi dell’anno, Genova e Savona segnano -1,9% (con oli minerali a -1,5% e altre rinfuse liquide a -4%) percentuale che, allungando fino a luglio la progressione, diventa un +0,4% (con oli minerali a +0,6%, altre rinfuse liquide a -1,7%); La Spezia e Marina di Carrara riportano, nel semestre, +5,8% quanto a tonnellate di merce e -34,7% nelle rinfuse liquide; tra gennaio e agosto Napoli e Salerno segnano +1,1% di tonnellate e -1,2% nelle rinfuse liquide.
Passando in Adriatico, a Ravenna la movimentazione complessiva dei primi sette mesi dell’anno sale del +6% (con i prodotti petroliferi a +18,1% e quelli chimici a -9,8%), ma per il mese di agosto si è manifestato il calo del 21,2%, che ha ridotto drasticamente la crescita dei primi otto mesi dell’anno a un +2,5%. I porti di Trieste e Monfalcone nei primi sei mesi dell’anno, hanno segnato complessivamente +0,67% nelle merci e +5% nelle rinfuse liquide; mentre Venezia, nello stesso periodo, ha totalizzato +0,2% di tonnellate movimentate con rinfuse liquide in calo dell’11%.
La situazione geopolitica globale, e in particolare quella mediorientale, afferma Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di sistema portuale di Genova e Savona, «sicuramente ha un’incidenza sui traffici del porto. Il calo tendenziale delle merci, nei primi sei-sette mesi dell’anno, va focalizzato soprattutto sulla diminuzione dei traffici mediorientali. Il rischio vero, comunque, non è la marginalizzazione di Genova ma quella del Mediterraneo: bisogna stabilizzare, in maniera rapidissima, Hormuz, Bab el-Mandeb e Suez, perché c’è l’eventualità che si perda, in prospettiva, la competitività degli scali del mare nostrum,a favore dei porti dell’Europa del Nord».
Ma Bruno Pisano, presidente dell’Asp della Spezia e Carrara, non ha la stessa visione: «La crisi geopolitica, in termini generali, la sentiamo qui come la sentono tutti, specie per le difficoltà operative che devono affrontare i terminal, visto che le programmazioni impostate sull’arrivo delle navi stanno tutte saltando, perché queste arrivano in modo disordinato a causa delle nuove rotte. Insomma, si lavora male. Ma ci sono troppe attività intorno al Mediterraneo perché questo venga tagliato fuori dalle rotte internazionali». Peraltro, tra gennaio e agosto, il +3,3% di teu segnato dal porto spezzino si divide in un -2,1% di container che entrano effettivamente in porto e +65,1% che vengono trasbordati su navi più piccole, per raggiungere altre destinazioni. Quanto a Napoli e Salerno, secondo Eliseo Cuccaro, presidente dell’Adsp, i due porti finora non hanno avuto «alcun impatto negativo» dalla situazione geopolitica. Ma bisogna dire, aggiunge, «che le merci che vengono consegnate qui servono 6 milioni di abitanti che vivono nel raggio di 200 chilometri dal porto».
Più complessa la situazione di Ravenna. «C’è un sentore di calo, di rallentamento», dice Francesco Benevolo, alla guida dell’Adsp. La merce, aggiunge, «fa un giro più lungo, passando dall’Africa, per cui, a volte, si ferma nei porti del Nord e non arriva fino al Tirreno. Noi, poi, soffriamo la situazione in Ucraina, perché movimentavamo il 40% del traffico italiano con quel Paese, al netto di carbone e petrolio». Anche per il porto di Trieste, afferma il presidente dell’Adsp, Marco Consalvo, la crisi geopolitica in atto è «fonte di grandissima preoccupazione: i dati dello scalo oggi sono positivi, anche se potevano esserlo di più. Non ci lamentiamo ma navighiamo a vista; e speriamo che anche i prossimi mesi possano confermare, a fine anno, una crescita complessiva tra il 3% e il 5%».
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